Giovedì, 24 Maggio 2018 11:13

Filippo Basetti, "Un po' di me" alla Fondazione Vivarelli

Filippo Basetti Filippo Basetti

di Andrea Dami

Pistoia – Filippo Basetti, artista di Pistoia, martedi 29 maggio (ore 18.30 inaugurazione) mostrerà un’esauriente carrellata di opere alla Fondazione Jorio Vivarelli (via di Felceti, 11) dal titolo che è tutto un programma: Un po’ di me.

 

Basetti, dopo studi di architettura, a causa della fredda tecnicità nel realizzare un progetto, dovuta soprattutto ai programmi di disegno computerizzato, o forse a causa di una progettazione limitata, trova più congeniale l’utilizzo della matita che gli permette di lavorare sovrapponendo il susseguirsi delle idee, o il video che ne può fare racconto, stimolando quindi una maggiore creatività. Ecco che sperimenta tecniche espressive che vanno dal collage (sovrapposizioni di carte, fotografie e segni grafici) alla pittura, dall’installazione all’uso del video (dal “corto” al film).

Alla Fondazione Vivarelli potremo vedere opere che contengono sia l’architettura, sia il paesaggio che la ospita. Questi lavori fanno parte di una ricerca che rimane un punto importante nel lavoro di Basetti, da cui ha tratto “linfa” vitale che lo ha portato a produrre dal 2000 al 2005 il suo messaggio. Messaggio che ha ottenuto inserendo degli elementi “estranei”, che l’autore definisce “elementi apparentemente fuori luogo”, per decontestualizzare il soggetto, «paesaggi realizzati tramite il disegno e con una tecnica di sottrazione di porzioni di carta, partendo dalla fotografia, fino a costruire un paesaggio nuovo – e precisa – lavori ispirati alla fanta-architettura, che non a caso ho chiamato Imaginart».

Se si osservano attentamente (come si deve fare dinanzi a qualsiasi opera d’arte), Filippo Basetti, in questi “paesaggi nuovi”, in questa disconnessione dal luogo di origine, nella perdita di identità «nel senso di architettura», ci pone dinanzi ad alcune riflessioni. La prima è sul paesaggio che l’uomo ha modificato nel tempo con le sue attività agricole, ma con gli inserimenti costruiti (case, strade, antenne, rotonde, fabbriche, ecc.) ha “rotto” negativamente quelle linee che lo caratterizzano, o viceversa è riuscito ad esaltarle? E quelle linee architettoniche fatte di pieni e di vuoti esaltano il luogo o lo mortificano? E, se la risposta è negativa, l’inserimento che propone Basetti lo riqualifica? Discutiamone. Questo è il linguaggio dell’arte.

A proposito di linguaggio fatto di segni e “condito” con un po’ di anarchia e un po’ d’ironia basettiana, nel 2003 il poliedrico artista pistoiese presentò Parking kit (carta e plastica), un’opera che si poteva portare in tasca per estrarla al momento del bisogno, realizzando così lo stallo per la propria auto, ovviamente quando i normali segni di parcheggio erano tutti occupati, o si desiderava parcheggiarla in un luogo privo dei questi convenzionali segni orizzontali.

Basetti disse: «Parking kit rende la vita dell’automobilista meno complicata», almeno per cento proprietari di automobili – aggiungo – perché vennero realizzati soltanto in un numero limitato … Una provocazione, insieme ad una riflessione sul nostro modo di parcheggiare e sul poco rispetto del codice della strada e degli stalli adibiti al parcheggio.

Nel 2007 Basetti si cimenta con le strade della città dando vita a Svincoli. Delle pitture prive di vita che creano un’atmosfera inquietante: sospesa.

Il “vuoto” di Svincoli evoca l’ansia di alcuni lavori surrealisti e che non a caso prendono spunto dalle narrazioni fantascientifiche di James Graham Ballard, che ha saputo cogliere “i lati oscuri della contemporaneità” (vedi “L’isola di cemento”).

Dagli svincoli stradali sembra normale passare all’attenzione sulle rotatorie, che invece nasce dalle osservazioni-discussioni avute con Marino Ceccarelli viaggiando, un giorno, verso Vernio.

In questi lavori, che Filippo Basetti ha chiamato appunto Rotonde, cambia il suo “registro” espressivo, divenendo positivamente propositivo.

Realizza una serie di ventidue piccole opere (dal 2007 al 2012) che chiama “visioni urbanistiche”, trasformando la rotonda stradale da un non luogo a un luogo. Infatti propone per questi cerchi verdi l’inserimento di elementi qualificanti (ora architettura, ora scultura) e anche ironici, com’è la sua natura che lo contraddistingue e lo aiuta nel mostrarci l’altra faccia del problema che tratta, ribaltandone la visione, offrendoci un altro punto di vista.

E poi l’ironia nell’arte, come nella vita, non guasta!

Rotonde, quindi, sono delle proposte realizzabili e perché non adottarle? Nel senso di realizzarle.

Sempre del 2007 sono le piccole stampe (cm 13x18) di Skyline, perché sono state realizzate con l’utilizzo della macchina fotografica digitale, ma senza obiettivo.

Basetti è riuscito ad ottenere il suo congeniale doppio senso: è lo skyline di un quartiere della città che l’artista ci propone per l’atmosfera suggestiva che lo ha spinto a fermare quell’attimo, o per la linea che separa il costruito dal cielo? O è semplicemente una fredda sperimentazione digitale frutto di un utilizzo “scorretto” della macchina fotografica?

I non luoghi sono un tema caro a Filippo Basetti e con le opere Vivaio ci ha voluto presentare artisticamente (dal 2012) i vivai pistoiesi (una porzione). Ovviamente, essendo dei luoghi di lavoro e quindi non aperti al pubblico, ce li mostra dall’alto, “in volo”, per riportare la nostra attenzione su questa importante “industria” che si espande a cielo aperto sul territorio pistoiese, ma che vediamo soltanto in maniera bidimensionale e dalla nostra altezza e, quindi, in maniera parziale.

Basetti fa una lettura interessante, come dice lui: “un po’ pop” di questo luogo verde di produzione, di lavoro e anche fonte di reddito. La campitura è monocroma e brillante, si potrebbe dire con “colori fuori luogo” per spiazzare l’osservatore, per mostrarci il tema-problema da un altro punto di vista.

Vivaio sono degli acrilici minimali (legno e polistirolo) con una trama “organizzata” di calotte-alberi bidimensionali che, secondo me, ci ricordano la continuità con le antiche geometrie degli orti che venivano coltivati all’interno dell’antica città.

Non perdiamo la memoria! Sembrano suggerici…

L’artista Filippo Basetti ha usato molto anche la tecnica fotografica (foto documento, foto pubblicitaria, foto di moda, ecc.) e, essendo curioso, ha indagato il movimento del soggetto dinanzi all’obiettivo della “camera”, costruendone una sua, che comprende il banco ottico e uno scanner. Con questa tecnica, che dal 2011 userà fino al 2013, è riuscito a cogliere lo “spostamento” della persona inquadrata producendo delle immagini inaspettatamente in diretta senza l’utilizzo di software di fotoritocco in post-produzione. Insomma un “movimento” – precisa Basetti, con l’aria un po’sorniona, tra il serio e l’ironico – che il nostro occhio, come quello di una normale macchina fotografica non percepisce, come possiamo vedere alla Fondazione Jorio Vivarelli in Un po’ di me.

La Fondazione Vivarelli è aperta alle esperienze – come sostiene il presidente Ugo Poli – e quindi è interessata alle proposte di artisti locali, come la mostra “Punto d’incontro” (autore Dario Longo) e ora “Un po’ di me” di Filippo Basetti. Io sottolineo artisti locali, perché operano sul territorio confrontandosi a “testa alta” con le opere di altri operatori che vivono in paesi europei e che vengono invitati a raccontarci le loro esperienze, come se i nostri artisti, da bravi scolaretti, dovessero imparare da quelle lezioni, da quelle esperienze… certamente il dialogo, il confronto è importante perché non si finisce mai di imparare! ma penso che sarebbe altrettanto opportuno e produttivo esportare le esperienze artistiche dei nostri operatori, senza giocare con gli anni anagrafici, perché la creatività non ha età. Insomma, dobbiamo ancora essere intrisi di uno sciocco provincialismo? Venite a vedere Un po’ di me da martedi 29 maggio e capirete!

La mostra – ingresso libero – rimarrà aperta fino al 15 giugno 2018, con il seguente orario: dal lunedi al venerdi 9.30 – 12.30; il sabato 9.30 – 12.30 / 15 – 19. Per informazioni: 0573 477423.

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