Sabato, 10 Febbraio 2018 14:37

Roma, la "rivoluzione Magnum" nella fotografia in mostra all'Ara Pacis

di Giacomo Martini

Roma - La storia del nostro tempo attraverso le sue immagini più evocative.

Una storia proposta dalla mostra che a Roma, nella splendida cornice dell’Ara Pacis e fino al prossimo 8 giugno, presenta gli scatti più significativi della cooperativa che mise sullo stesso piano tutti i fotografi garantendo loro uguali diritti.

L'artista e il suo contesto, tra conversazioni continue, scambi epistolari, tantissime parole e poi, ovviamente, le immagini. Robert Capa, Henri Cartier-Bresson, George Rodger e David Seymour usarono proprio questi "ingredienti" speciali per creare il loro "piatto" forte che poi è divenuto un classico: la Magnum Photos, l'agenzia fotogiornalistica più grande del mondo. Era il 1947 e la loro idea portò un'innovazione mai vista nel campo della fotografia con conseguenze tali da essere poi imitata anche in altri campi.

"Per primi, infatti, tra Parigi e New York, crearono un modello economico innovativo, una vera e propria cooperativa che permetteva a tutti i suoi membri di diventare proprietari delle immagini, un luogo di dibattito per approcci diversi e contrastanti", ha spiegato all'HuffPost Andréa Holzherr, direttrice mondiale di tutte le mostre di questa agenzia che in occasione dei suoi settant'anni di attività viene celebrata con una mostra da non perdere.

Si intitola "Magnum Manifesto: guardare il mondo attraverso la fotografia" e dopo aver iniziato il suo tour globale all'International Center for Photography di New York, arriva anche a Roma al Museo dell'Ara Pacis. "Gli autori di Magnum sono stati i primi a interpretare il nostro tempo e hanno contribuito a dare forma alle evoluzioni culturali con il loro sguardo impegnato, ironico, critico e originale", ha puntualizzato la Holzherr durante la visita in anteprima della mostra che è curata da Clément Chéroux, direttore della fotografia al MoMA di San Francisco.

"Per i settant'anni abbiamo voluto raccogliere le immagini più significative, accostando lo studio cronologico e tematico della cooperativa a quello delle grandi questioni che hanno segnato la seconda metà del Novecento e i primi anni Duemila". "La particolarità – ha aggiunto – è che con questa mostra, grazie ad un attento e lungo lavoro di documentazione - più di due ani - ci siamo voluti spingere al di là del mito così da inserire l'agenzia in un contesto storico più ampio".

"La Magnum Photos è la fotografia", disse Cartier-Bresson. Ed ecco, quindi, il reportage sui lavoratori immigrati negli USA, realizzato da Eve Arnold negli anni Cinquanta, i ritratti di Elliott Erwitt, gli zingari di Josef Koudelka, la serie realizzata nel 1968 da Paul Fusco sul "Funeral Train" (il treno che trasportò la salma di Robert Kennedy nel suo ultimo viaggio al cimitero di Arlington), ma anche tanti altri simboli, conferme e sorprese. Tutto in questo "viaggio storico e visivo" proposto da Contrasto con la Magnum e organizzato in collaborazione con Zètema Progetto Cultura.

Tre le sezioni: "1947-1968: Diritti e rovesci umani", "1969-1989: Un inventario di differenze" e"1990-2017: Storie della fine", quest'ultima davvero molto interessante perché segue le diverse forme espressive grazie alle quali i fotografi Magnum hanno colto i mutamenti del mondo e i pericoli che lo minacciano. Tra le novità, le new entry: Cristina Garcia Rodero con la sua "Spagna Occulta", Martin Parr e le sue osservazioni antropologiche, Jérôme Sessini e l'America più cruda e Paolo Pellegrin con le sue foto dedicate ai migranti. Non troverete mai una foto-simbolo, perché – come ha tenuto a precisarci la Holzherr, "in Magnum non esistono foto-simbolo, ma tutte le nostre foto e tutti i nostri fotografi lo sono".

Una visione democratica, non c'è che dire, e assolutamente vincente, dove tutti i membri sono messi sullo stesso pieno, perché quel che conta sono le foto e non chi le ha realizzate.

 

 

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