Lunedì, 02 Luglio 2018 17:07

L'arte di cavalcare in mostra al Giardino di Boboli

L'arte di cavalcare in mostra al Giardino di Boboli foto Andrea Dami

di Andrea Dami

Firenze – “A cavallo del tempo. L’arte di cavalcare dall’antichità al Medioevo” è la grande esposizione che possiamo ammirare nella settecentesca Limonaia del Giardino di Boboli dal 26 giugno al 14 ottobre, curata con competenza ed eleganza da Lorenza Camin e Fabrizio Paolucci.

Il rapporto fra cavalli e uomini “nasce” sul finire del IV millennio a.C. nelle steppe euroasiatiche – scrivono Camin e Paolucci sul catalogo edito da Sillabe –, quando per la prima volta il cavallo cessò di essere semplicemente una preda da carne, iniziando così un rapporto millenario strettamente legato a quello dell’uomo.

“A cavallo del tempo” vuole raccontare proprio questa antica relazione con una selezione di oggetti in grado di narrare le mille sfaccettature di un rapporto che coinvolgeva ogni aspetto della vita quotidiana (caccia, gioco, lavoro, ecc.) partendo dagli strumenti necessari al controllo dell’animale (morsi, filetti, speroni, staffe etc.), che sono esposti accanto a una serie di opere scelte per illustrare, nel modo più diretto e realistico, il ruolo primario del cavallo.

Carri al Circo, II sec d.CI reperti presenti – quasi un centinaio – provengono da decine di musei italiani e stranieri e illustrano un arco di tempo di oltre duemila anni, dalla prima età del Ferro sino al tardo medioevo.

Il percorso è incentrato soprattutto sul mondo italico e si articola in cinque sezioni, ognuna delle quali è dedicata a un particolare momento storico:1) la Preistoria, 2) il mondo greco e magno greco, 3) il mondo etrusco e veneto, 4) l’epoca romana e 5) il Medioevo. 

Fra i numerosi reperti, che per la prima volta potremo ammirare, c’è il carro di Populonia. È un rarissimo esempio di calesse etrusco – rinvenuto alla metà del XX secolo nella cosiddetta Fossa della Biga – che è stato ricomposto a seguito del recente intervento di restauro (eseguito proprio in occasione di questa mostra). L’opera (realizzata in legno, ferro e bronzo) è stata datata agli inizi di V secolo a.C. e costituiva un veicolo ad andatura lenta destinato al trasporto di personaggi di alto rango.

Di particolare suggestione sono anche due crani equini rinvenuti durante gli scavi della necropoli occidentale di Himera (e oggi conservati presso il Museo Pirro Marconi del Parco Archeologico di Himera). Nel 480 a.C., a Himera, i Siracusani sconfissero i Cartaginesi in un violento scontro che portò alla morte di centinaia di soldati e cavalieri. In prossimità del luogo della battaglia sono state rinvenute fosse comuni e tombe destinate ai corpi dei caduti, affiancate da sepolture equine.

Gli esemplari esposti in mostra presentano morsi ad anello bronzei, un tipo di imboccatura nota prevalentemente in area iberica, che sembra confermare la presenza di mercenari ispanici entro le fila dell’esercito cartaginese, come testimoniato anche da Erodoto (VII, 165). Il loro rinvenimento risulta straordinario, infatti nel V secolo a.C. sono assai rare le attestazioni di sepolture equine nel mondo greco e magno greco, ma la risonanza dell’evento fece sì che i soldati e i loro cavalli fossero oggetto di particolari onorificenze. 

Bellissima la kylix attica a figure rosse con Atena sul trono intenta ad accarezzare il cavallo di Troia, vera e propria sintesi del rapporto fra uomo e cavallo, dipinta dal Pittore di Sabouroff (attivo tra il 470-460 e il 440-430 a.C.) e oggi conservata presso il Museo Archeologico Nazionale di Firenze. Le bende in lana rossa (tainiai niketeriai) che impreziosiscono il collo del grande destriero sono simbolo di vittoria (achea), avvenuta grazie allo stratagemma che la stessa Atena aveva architettato.

Tra i molti reperti esposti – che finalmente si possono vedere a tutto tondo – vale la pena ricordare un rarissimo giogo ligneo proveniente dai relitti delle navi di Pisa.

Il cavallo fu sempre una presenza costante al fianco dell’uomo: dal gioco alla guerra, dal lavoro alle celebrazioni religiose, in un ruolo di primo piano nell’arte come nella letteratura del mondo antico, “grazie alla sua innata bellezza e nobiltà che, inevitabilmente, finivano con l’irradiarsi anche al suo cavaliere”. 

Sintetizza efficacemente Eike Schmidt, direttore delle Gallerie degli Uffizi, “l’intero concetto di questa mostra sembra contenuto in una delle opere che vi sono esposte, una splendida coppia di frontali in bronzo e avorio, del IV secolo a. C., destinati a proteggere il muso del cavallo: il perimetro della lamina sagomata e decorata a sbalzo ne segue pertanto l’anatomia allungata, ma al suo interno, invece di una fisionomia equina, racchiude le sembianze di un volto umano con un elmo sul capo. Cavallo e cavaliere diventano una cosa sola. Dal Paleolitico a tutto il Cinquecento, la rassegna di fatto indaga questo rapporto, di un’attualità spesso insospettata, e che attraversa tutta la nostra storia”.

Trasporto agli inferi, I sec a.CCompleta il percorso espositivo della Limonaia la multivisione “A cavallo del tempo” (proiezioni di circa 300 metri quadri, ideata e diretta da Gianmarco D’Agostino) che, attraverso le immagini delle opere in mostra e immagini dal vero, insieme a una colonna sonora, arricchisce il viaggio alla scoperta dell’amicizia attraverso i secoli tra uomo e cavallo.

A corredo della mostra “A cavallo del tempo. L’arte di cavalcare dall’antichità al medioevo” sono state attivate numerose iniziative destinate alla divulgazione dei principali temi legati al cavallo nel mondo antico. Oltre alle consuete visite guidate (tenute da personale appositamente formato di Opera Laboratori e pensate principalmente per un pubblico di giovani e giovanissimi), è stato organizzato uno scavo archeologico simulato, in cui i bambini potranno provare l’emozione di portare alla luce la riproduzione di un reperto esposto in mostra integro o frammentato. Quindi ai giovani archeologi il piacere della scoperta e la sfida di ricostruire integralmente una coppa attica oppure piccole sculture in terracotta.

Inoltre sarà organizzato, in collaborazione con l’“Associazione Cavallo Ambiente” di Firenze, un laboratorio di avvicinamento al cavallo grazie alla presenza di un animale in carne e ossa in prossimità della sede espositiva e dove operatori specializzati seguiranno i gruppi dei bambini, aiutandoli a strigliare, accarezzare e a conoscere questo splendido amico.

Numerose anche le attività volte a garantire l’accessibilità della mostra a sordi e ciechi, in stretta collaborazione con il dipartimento di Mediazione culturale e Accessibilità. In particolare, saranno organizzate visite in LIS, affidate all’Ente Nazionale Sordi di Firenze, e percorsi tattili definiti con il concorso dell’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti di Firenze.

L’orario: da lunedi a domenica 10 – 19 (giugno, luglio e agosto); 10 – 18 (settembre e ottobre); chiuso il primo e l’ultimo lunedi del mese. Info e prenotazioni: Firenze Musei 055 290383.

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