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Giovedì, 24 Ottobre 2019 16:15

L'epopea del Futurismo in mostra a Palazzo Blu

Un'immagine della mostra di Palazzo Blu (foto di Andrea Capecchi) Un'immagine della mostra di Palazzo Blu (foto di Andrea Capecchi)

di Andrea Capecchi

Pisa - Il mito della velocità, il dinamismo, il culto della macchina, la rottura delle regole, la distruzione del passato.

Palazzo Blu dedica una mostra al movimento futurista, nato a Parigi nel 1909 con la pubblicazione di un “Manifesto” sul quotidiano “Le Figaro”, dalle cui colonne Filippo Tommaso Marinetti lanciava la sua "sfida alle stelle", presto raccolta da un folto gruppo di artisti e intellettuali. Fra i tanti movimenti d'avanguardia che vedono la luce nella Parigi di inizio Novecento, il Futurismo occupa uno spazio privilegiato, non solo per la forza dirompente e innovativa delle sue idee, che lo fanno apparire fin da subito come qualcosa di profondamente anticonformista e anticonvenzionale, ma anche per l'impatto che esso ebbe sulla cultura e sull'arte italiana del tempo, ancora “ingessate” su antichi schemi e piuttosto conservatrici se rapportate al contesto europeo.

Vede così la luce un movimento di respiro internazionale ma animato da molti italiani, che si pone l'obiettivo di cantare “le grandi folle agitate dalla sommossa, le maree polifoniche e multicolori delle rivoluzioni nelle capitali moderne, il fervore notturno degli arsenali e dei cantieri, le stazioni, le officine, i ponti, i piroscafi, le locomotive fumanti, il volo scivolante degli aeroplani”.

È una vera e propria bomba che esplode, è il futuro che irrompe nel presente e lo attacca con la sua forza aggressiva e travolgente. È una rivoluzione anche nel modo di concepire l'arte e di rappresentare la realtà, in un mondo dinamico e vitale che procede a velocità sempre maggiore. Linee, vortici, solidi, onde diventano dominanti nella pittura futurista e suggeriscono un'idea di ritmo, di velocità, di uomini e oggetti che si proiettano verso altri spazi quasi metafisici. La lezione teorica di Marinetti viene messa in pratica da artisti come Gino Severini, Giacomo Balla, Carlo Carrà, Umberto Boccioni, Fabio Sironi, Fortunato Depero e Ardengo Soffici, con una pittura che si evolve dai primi "studi" in bianco e nero ai capolavori con un uso sempre più intenso e spregiudicato dei colori, dando vita a composizione di grande vivacità che non possono non colpire il visitatore.

Ma il Futurismo non è solo pittura: il suo carattere di movimento "totale" si rivela nei molti “manifesti” riguardanti ogni singolo ambito culturale, dalla letteratura alla scultura, dall'architettura alla scienza. È una rivoluzione culturale e di pensiero, che vuole liberare l'uomo dai “miasmi” del passato, scardinando le antiche regole, per guidarlo verso un avvenire nuovo, dominato dalla forza delle macchine e dall'evoluzione incessante del progresso.

Ed ecco che in altre sale dell'esposizione scorrono i disegni di Antonio Sant'Elia sui progetti della "città nuova" del futuro, una metropoli laboriosa e dinamica fatta di grattacieli, ascensori, stazioni sopraelevate, centrali elettriche, ciminiere e cavalcavia. Una città che forse oggi ci appare familiare, ma che un secolo fa era classificata come pura “utopia futurista”.

E poi la letteratura: basta con il classicismo e il culto del passato, sì a una scrittura che rompe tutti gli schemi, sintattici e grammaticali, per arrivare a quelle "parole in libertà" tanto amate da Marinetti.

Non può mancare la guerra, "igiene del mondo" e sintesi del vitalismo futurista, evento che più di ogni altro - e purtroppo su questo i futuristi avevano ragione - spinge l'uomo al progresso tecnico e scientifico e lo proietta verso un nuovo mondo rigenerato e "ripulito" dalle cancrene del passato. L'impegno bellico di molti autori futuristi nel corso della Prima Guerra Mondiale si traduce in una visione epica e quasi eroica del conflitto, anche se il "duello" di memoria classica è sostituito dall'irrompere sul campo di battaglia di nuove armi e nuove macchine da guerra che sputano fuoco dai cannoni.

E il culto della macchina, simbolo tangibile della “corsa” del progresso e vera protagonista della “rivoluzione futurista” assieme alla locomotiva, si traduce in opere di un'arte ormai matura, dove linee e colori creano effetti visivi assolutamente sorprendenti, e dove tutto concorre a trasmettere all'osservatore la consapevolezza di un progresso in perenne movimento e ormai impossibile da arrestare.

La macchina, il treno, l'aeroplano: tre simboli futuristi che nella sezione finale della mostra ricevono la propria consacrazione, dando al visitatore l'impressione di trovarsi quasi a bordo e alla guida di questi “mostri” d'acciaio, spinti a velocità folle verso l'imminente futuro.

 

 

 

 

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