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Lunedì, 25 Maggio 2020 15:59

Palazzo Pretorio riapre e proroga la mostra su Caravaggio

Un'immagine degli allestimenti della mostra (foto di Marco Badiani) Un'immagine degli allestimenti della mostra (foto di Marco Badiani)

Prato - Il Museo di Palazzo Pretorio di Prato riapre e annuncia la proroga della Mostra “Dopo Caravaggio: il Seicento napoletano nelle collezioni di Palazzo Pretorio” al 6 gennaio 2021.

“Siamo pronti a riaprire le porte dei musei della città – commenta l’assessore alla cultura Simone Mangani – facendo attenzione alla sicurezza e alla salute dei lavoratori e dei frequentatori, con la consapevolezza della ricchezza di un patrimonio pubblico, di un patrimonio di tutti stratificatosi nel corso del tempo”.

Per garantire la riapertura in sicurezza, sia per i visitatori che per il personale e i fornitori, il Museo di Palazzo Pretorio ha definito un protocollo che prevede un numero di 68 visitatori per volta con obbligo di indossare la mascherina, sanificare le mani con i gel a disposizione o indossare guanti monouso.

Prima dell’ingresso verrà misurata la temperatura con un termoscanner e si potrà entrare al Museo solo con una temperatura corporea inferiore a 37,5°.

L’accesso alla biglietteria sarà limitato a un massimo di 8 persone per volta.

Per tutelare i dipendenti della biglietteria sono state installate barriere in plexiglas e nelle sale i visitatori dovranno mantenersi ad distanza di almeno un metro dalle opere; il percorso di visita è adeguatamente segnalato all’interno del Museo.

Per visitatori e dipendenti all’interno del Museo la distanza minima prevista è invece quella di 1,80.

La sanificazione delle aree espositive e delle aree di lavoro sarà giornaliera. Infine sono garantiti percorsi differenti per l’accesso e per l’uscita dal Museo e dai singoli ambienti, per evitare contatti tra i visitatori.

Fino al 3 giugno l’ingresso al Museo sarà gratuito.

Organizzata dal Comune di Prato, in collaborazione con la Fondazione De Vito, a cura di Nadia Bastogi e Rita Iacopino, la mostra “Dopo Caravaggio. Il Seicento napoletano nelle collezioni di Palazzo Pretorio e della Fondazione De Vito” documenta l’impatto determinante della pittura di Caravaggio su alcune delle personalità più rilevanti della scena artistica partenopea nel XVII secolo, attraverso una scelta di opere di grande qualità delle due collezioni.

Il periodo preso in considerazione è quello del “dopo Caravaggio”, dagli inizi del naturalismo napoletano, che ha in Battistello il primo e più coerente interprete e trova un impulso determinante nella presenza a Napoli dal 1616 dello spagnolo Jusepe de Ribera, per giungere, attraverso le declinazioni aggiornate sul classicismo romano bolognese e sulle correnti pittoriche neovenete di artisti come Massimo Stanzione e Bernardo Cavallino, a Mattia Preti, protagonista della scena artistica partenopea di metà secolo insieme a Luca Giordano. Sulle loro opere, già improntate al linguaggio barocco, matureranno ormai alle soglie del Settecento artisti come Nicola Malinconico, con il quale si chiude il percorso.

Nel Museo di Palazzo Pretorio di Prato è conservato uno dei nuclei più importanti in Toscana di opere di Seicento napoletano, tra cui il Noli me tangere capolavoro del maestro Giovanni Battista Caracciolo, detto Battistello, la grande tela di Mattia Preti con il Ripudio di Agar e il Buon samaritano di Nicola Malinconico, che chiude il percorso della mostra.

Queste opere rappresentano gli esempi di un collezionismo già in antico attento agli esiti più aggiornati della

pittura del Seicento e la ricostruzione delle loro vicende storiche si configura come uno dei principali contributi critici alla mostra. Ricerche d’archivio hanno fatto emergere l’importanza della famiglia pratese dei Vaj la cui quadreria, formatasi a Roma nell’ambiente dei Barberini, giunse a Prato a metà del ‘600 determinando un’apertura inaspettata verso il naturalismo post caravaggesco. Più tardi, alla fine del Settecento, altri dipinti di famiglia furono portati a Prato da Roma, tra cui il Ripudio di Agar di Mattia Preti e il Giacobbe e il gregge di Labano di Jusepe de Ribera.

Fa parte invece della collezione della famiglia Martini, commercianti di stoffe, il Buon Samaritano di Nicola Malinconico: formatasi alla fine del Settecento, la Galleria Martini è un vero e proprio Cabinet d’art con le sue centro trenta opere di generi e periodi diversi, tutte confluite al museo. Ancora misteriosa è invece la storia antica del Noli me tangere di Battistello Caracciolo, uno dei dipinti più suggestivi esposti nel Museo, che, soltanto dall’Ottocento, è presente tra le opere dell’Ospedale Misericordia e Dolce, vero e proprio deposito di opere d’arte.

Particolarmente intrigante appare la profonda congruenza degli esempi pratesi con le opere degli stessi artisti o del medesimo ambito presenti nella collezione della Fondazione Giuseppe e Margaret De Vito per la Storia dell’Arte Moderna a Napoli, che ha sede sulle colline intorno a Firenze, nella villa di Olmo (Vaglia). Formatasi dagli anni settanta del secolo scorso grazie a Giuseppe De Vito, la raccolta, di grande valore artistico e storico, si configura come una delle più significative collezioni private di pittura napoletana del Seicento, lasciata in eredità alla Fondazione da lui costituita nel 2011 con l’intento di favorire gli studi sulla storia dell’arte moderna a Napoli.

In essa figurano dipinti significativi - alcuni dei quali veri e propri capolavori - di autori quali Giovan Battista Caracciolo, detto Battistello, Jusepe de Ribera, il Maestro dell'Annuncio ai pastori, Giovanni Ricca, Francesco Fracanzano, Massimo Stanzione, Bernardo Cavallino, Andrea Vaccaro, Antonio De Bellis, Giovanni Battista Spinelli, Paolo Finoglio, Pacecco De Rosa, Carlo Coppola, Domenico Gargiulo, Nunzio Rossi, Luca Giordano, Mattia Preti, insieme a quelli degli specialisti nei generi della battaglia come Aniello Falcone e Andrea De Lione, e della natura morta quali Luca Forte, Giuseppe e Giovanni Battista Recco, Giuseppe e Giovanni Battista Ruoppolo, Paolo Porpora. Caratteristica peculiare della collezione è l'alta qualità delle opere, rappresentative del filone del naturalismo napoletano del Seicento di origine caravaggesca. Solo alcuni di questi dipinti sono stati presentati in passato in mostre importanti a cui De Vito stesso aveva collaborato, quali quella del 1982 Paintings in Naples 1606-1705 from Caravaggio to Luca Giordano, nelle sedi di Londra, Washington, Parigi, Torino e quella del 1984-85 Civiltà del Seicento a Napoli, nel Museo di Capodimonte, mentre la collezione nei suoi nuclei principali non è mai stata esposta al pubblico. Due opere, Il San Giovannino di Battistello e il Vecchio in meditazione con un cartiglio del Maestro dell’Annuncio ai pastori, sono inoltre presentate dopo il restauro che ne ha restituito l’originaria cromia e una nuova leggibilità.

 

 

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