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Domenica, 20 Novembre 2016 08:39

Al Torino Film Festival, le cinque perle scelte da Salvatores

Gabriele Salvatores Gabriele Salvatores

 

dall’inviato Giacomo Martini

Torino - Diventa sempre più difficile seguire il programma poliedrico e piuttosto tumultuoso che, anche quest'anno, caratterizza la 34° edizione del Torino Film Festival, abituati come eravamo nel passato, non troppo remoto, ad una proposta certamente organica e ricca, ma selezionata per temi, autori, tendenze e retrospettive ben definite.

Ci troviamo davanti a sezioni con scelte piuttosto generali, per non dire generiche. Un esempio su tutti, la sezione “Festa Mobile” con ben 55 film provenienti da tutto il mondo di cui faticosamente si riesce a trovare un filo conduttore, a meno che non voglia essere una vetrina sul mondo: a questo punto ci arrendiamo. E speriamo che ci capiti la scoperta e il “capolavoro”, che per fortuna troviamo nella tradizionale piccola rassegna tesa a recuperare capolavori, appunto, del passato.

Si chiama “Cinque pezzi facili” e propone cinque film che non potevamo dimenticare: “Jules et Jim” di Francois Truffaut (1962), presentato da Gabriele Salvatores nella sua carica di direttore ospite, “Blow Up” di Michelangelo Antonioni (1966); “ If ...” di Lindsay Anderson (1968); “Alice's Restaurant” di Arthur Penn (1969) e “Fragole e Sangue” di Stuart Hagmann (1970). Cinque film che caratterizzarono quella straordinaria stagione del cinema internazionale e che sarebbe opportuno fossero proposti come testi di studio per le scuole di cinema.

Un'altra sezione significativa e ben determinata nei suoi contenuti, che incontrerà i favori del pubblico sopratutto giovanile, è “I Did It My Way – Essere Punk” che propone sette film, da “The Blanc Generation” di Ivan Kral (1976) a “Jubilee” di Derek Jarman (1978), “Rock'n'Roll Hight Scholl” di Allan Arkush (1979), “The Decline of Western Civilization” di Penelope Spheeris (1981), “Suburbia” di Penelope Spheeris (1983), “The Return of the Living Dead” di Dan O'Bannon (1985) fino a “Sid and Nancy” di Alex Cox (1986). Sette film tutti made USA che ci raccontano la nascita e la decadenza di una cultura, un modo di essere, di pensare e di vivere.

Non poteva mancare la rassegna dedicata al cinema horror che ieri sera ha aperto con la “Notte horror” al Cinema Massimo 1 con la proiezione di tre film a cominciare dalla mezzanotte “Sam was Here” di Christophe Deroo (Francia 2016); “The return of the Living Dead “ di Dan O'Bannon; “Sadako vs Kayako” (Giappone 2016).

Niente di nuovo sul fronte artistico, anzi vecchie logiche che sarebbe meglio tralasciare. Ci sono anche i convegni a cominciare da oggi, domenica 20 novembre, “Il Cinema e la Poetica del territorio”, incontro con Gabriele Salvatores. Lunedì 21, “Pensare con gli occhi: la politica delle immagini nell'opera di Harun Farocki”; sempre lunedì “Cinema e musica”, incontro con Gabriele Salvatores e Ezio Bosso, conduce Alberto Barbera.

Per il momento ci fermiamo qui. Ma avremo altre cose da raccontare, il festival chiuderà il 26 novembre.

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