Mercoledì, 01 Novembre 2017 08:35

Festa del cinema di Roma. Hostage e The Party, due perle

Il regista georgiano Rezo Gigineishvili Il regista georgiano Rezo Gigineishvili

di Giacomo Martini

Roma - Dei 39 film del concorso internazionale, ben 16 sono di produzione Usa, da dove viene il direttore Antonio Monda.

Ci pare un numero eccessivo, ma vogliamo sottolinearlo per evidenziare i limiti oggettivi della direzione artistica; due sono di produzione nostrana, cinque di produzione francese, due dal lontano Giappone, sette dall’America Latina, i rimanenti da coproduzioni europee, uno dalla Georgia.

Il film georgiano si intitola “Hostage” del regista Rezo Gigineishvili. Si tratta in verità di una coproduzione tra Georgia, Polonia e Russia. Il film si ispira ad una storia vera di un gruppo di giovani che nel 1983 dirottano un aereo civile con l’obbiettivo di fuggire in Turchia. Si tratta di giovani che vivono all’occidentale, nei limiti del possibile (sigarette e Beatles), e sognano di volare oltre la “cortina di ferro”. Ma un imprevisto costringe l’aereo ad atterrare nel territorio georgiano, il piano fallisce tramutandosi nella violenza di una tragedia nazionale.

Un thriller implacabile, i cui protagonisti, figli delle famiglie dell’elite politica di una delle repubbliche più importanti della URSS (la patri di Stalin, Beria…. ) sono aspiranti attori, artisti e medici che sentono di appartenere al mondo libero occidentale.

Uno dei migliori film visti a Berlino che speriamo esca al più presto nelle sale italiane. Alla proiezione erano presenti il regista e qualcuno degli attori, tutti straordinariamente bravi.

Siamo arrivati alla metà dell’affollatissimo programma di questa 12° edizione della Festa di Roma e fino ad oggi pochi sono stati i film che ci hanno particolarmente colpito.

Dopo “Hostage” ci sentiamo di proporre all'attenzione “Nadie nos Mira”, una produzione Argentina, Columbia, Brasile, Stati Uniti (passiamo così a 17) della regista Julia Solomonoff. Il film racconta la storia di un giovane attore, Nico, che reduce da un fallimento sentimentale abbandona una promettente carriera in Argentina per andare a New York. E’ convinto che il proprio talento possa aiutarlo in qualsiasi luogo. Ma le cose non funzionano come sperava, Nico non riesce ad inserirsi nel mondo che auspicava ed è costretto per sopravvivere con i lavori più umili. La sua arte di fingere lo aiuta a sopravvivere anche grazie all’incontro con un bambino, Theo. Una metafora triste e malinconica delle difficoltà di superare diversità e barriere di carattere culturale, linguistico e sociale. Un film che ci racconta le storie di tanti, tantissimi che cercano lontano risposte che potrebbero trovare vicino, basta saperle attendere. Infatti, alla fine il vecchio produttore argentino lo cerca per una nuova sfida.

Torniamo agli Stati Uniti con un bel film, “Last Flag Flyng” di Richard Linklater con Steve Carell e Bryan Cranston. Un ex medico della marina incontra, trent’anni dopo, i suoi compagni della guerra in Vietnam - un ex marine ed un reverendo - per dare degna sepoltura la figlio, un giovane marine morto in Iraq. Con l’aiuto degli amici ritrovati intraprende un viaggio verso la East Coast per riportare il figlio a casa. Lungo la strada i tre ricordano il loro passato, componendo un mosaico di memorie comuni, un’occasione unica per una riflessione comune sul trascorrere del tempo e sugli errori del passato, privati e pubblici. Un tradizionale film “on the road”, che, senza scadere nelle facile retoriche dei sentimenti, ci regala un affresco di un’America libera da ogni mitologia e moralismo.

“The Party” è l’ultimo film scritto e diretto da Sally Porter. E' stato girato in bianco nero, “una scelta formale che richiamava una stagione precisa della cinematografia inglese degli anni ’60: film come Sathurday Night and Sunday Morning e This Sporting Life”, come ha dichiarato la stessa regista.

Janet è stata appena nominata ministro del Governo ombra e decide con il marito di festeggiare con gli amici più cari. Ma la festa volge inaspettatamente al peggio, in tragedia, quando il marito Bill fa due rivelazioni esplosive che sconvolgono Janet e gli amici. Tutto il loro mondo viene messo in discussione. Il film è ricco di dialoghi taglienti e fotografato in uno splendido bianco e nero. E’ un film estremamente essenziale. La macchina da presa spia tra le ombre e guarda diritto in faccia i personaggi nei loro momenti di crisi che si sviluppa ogni volta che ognuno inizia a dire la verità. Un film che riesce a parlare di politica attraverso il filtro della vita privata in cui dominano: amore, desiderio, tradimento, ambizione, delusioni e via dicendo. Straordinari, come sempre, gli attori da Kristin Scott Thomas a Timothy Spall, Patricia Clarkson, Bruno Ganz, Cillian Murphy, Emily Mortimer e Cherry Jones. Da non perdere.

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