Domenica, 15 Aprile 2018 11:06

La vita, il cinema, Moretti, Amelio: Laura Morante si racconta al Lucca Film Festival

L'attrice e regista Laura Morante L'attrice e regista Laura Morante

di Stefano Di Cecio

Lucca – Al Lucca Film Festival arriva Laura Morante che annuncia l’uscita del suo libro “Brividi Immorali”.

“Si tratta di un libro di racconti che spaziano da temi leggeri ad altri più drammatici”, dice l’attrice e regista, 8 per l’esattezza più 7 “interludi” o racconti brevi. Uscirà nelle librerie il prossimo 3 maggio.

L’incontro con la Morante, condotto dalla giornalista Silvia Bizio, si è svolto al cinema Astra nella penultima giornata del Lucca Film Festival.

Vestita di nero, occhiali da sole, avvolta da uno scialle colore bordeaux, inizia a rispondere alle domande poste dalla Bizio che riguardano la sua vita, la sua professione chiudendo ogni risposta con una specie di risatina nervosa forse generata da imbarazzo o timidezza.

“Mio padre era romano del quartiere Testaccio, mia madre originaria del Casentino e io sono nata in Toscana, nell’Amiata, e lì ho vissuto fino all’età di 17 anni. Sono per forza legata a questa regione, tant’è che ho riacquistato la casa dove sono nata. Ho iniziato a Roma come ballerina classica professionista per qualche anno. Mi ha sempre accompagnato però un senso di inadeguatezza costante, forse mi sottovalutavo, non sono mai stata “solidale” con me stessa e spesso mi sono fatta del male.

Fui “prestata” a Carmelo Bene dalla “Compagnia dei Danzatori”, sono poi tornata brevemente alla danza infine passata definitivamente al teatro. I miei compagni di strada sono stati Carlo Monni, Roberto Benigni ed altri.

Il primo film è stato “Oggetti smarriti” per la regia di Giovanni Bertolucci. All’inizio però non mi piaceva fare l’attrice, mi trovavo molto bene con Laura Betti e non volevo mai dare soddisfazioni. Forse ero un pò snob ma è stato un atteggiamento che in fondo mi ha favorita. Ricordo che un giorno, sul set di “La tragedia di un uomo ridicolo”, io e Victor Cavallo giocavamo a fare i ragazzini. Ci tiravamo delle molliche di pane e Bernardo Bertolucci, il regista, venne da me e mi disse “forse non ti rendi conto della opportunità che ti è stata data”.

Ho lavorato con molti registi, Nanni Moretti, Mario Monicelli, Giovanni e Bernardo Bertolucci e ho sempre vissuto del mio mestiere e non sempre è stato facile, ho avuto anche momenti di difficoltà.

Ho cominciato a scrivere, Alain Resnais venne a sapere di questa mia nuova attività e mi propose di finanziare “Ciliegine”. Non trovavamo però un regista che piacesse sia a me che a lui fino a che ci mettemmo d’accordo che lo avrei diretto io stessa. Il mio amico Gianni Amelio mi venne a trovare durante il montaggio e mi disse “non farti più dirigere da nessuno, lo fai meglio da sola”.

Posso essere un attrice buffa ma non comica. Non sopporto gli attori drammatici senza un pò di umorismo perché questo è indispensabile come l’aria che si respira. Sul cinema italiano e la sua crisi si sofferma sul fatto che non mancano bravi registi ed attori, quella che si sente di più invece è la mancanza di buoni sceneggiatori”.

A una domanda del pubblico su “qual è la sua interpretazione preferita” risponde senza indugio “La stanza del figlio”.

“Nanni Moretti – racconta – nella scena dove il figlio giace nella bara, voleva che mantenessimo un atteggiamento composto. Così giravamo e poi Moretti ci chiamava a rivedere il girato sul monitor ed io scoppiavo a piangere”.

La Morante chiude l’incontro raccontando un suo sogno fatto molti anni fa. “Stavo girando un film in un ruolo di strega. In una scena dovevo inginocchiarmi e pregare davanti alla statua della Madonna. Lo faccio e mi commuovo davvero e inizio a piangere confidandole che mi vergogno del mio lavoro fatto di finzione. Ad un tratto lei si sporge dalla nicchia e mi dice: ”Ma sono attrice anch’io!”

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