Lunedì, 07 Maggio 2018 12:08

E' morto il regista Ermanno Olmi

Ermanno Olmi Ermanno Olmi

di Giacomo Martini

Roma - È morto all’ospedale di Asiago, Ermanno Olmi, aveva 87 anni. Era malato da tempo.

Cineasta riservato, non amava esibirsi, modesto, ma attento osservatore della realtà. E’ stato un punto di riferimento fondamentale per molto cinema indipendente, ma anche, maestro ed esempio di rigore e libertà.

Nasce e si forma dall’esperienza del neorealismo, la sua fonte di ispirazione è senza dubbio il cinema di Roberto Rossellini a cui possiamo aggiungerei autori come Bresson, Dreyer, Resnais, Bergman, Mizoguchi. Di umili origini, nasce in una famiglia contadina profondamente cattolica. Nel 1933 i suoi genitori si trasferiscono a Milano per il lavoro del padre ferroviere, che poi muore durante il secondo conflitto mondiale. Per questa sua esperienza famigliare incontra e conosce il mondo contadino e quello operaio della grande città industriale.

Per mantenersi agli studi trova lavoro alla Edison, dove già lavorava la madre. Un lavoro che gli permette di iniziare il suo impegno artistico di regista, infatti fonda la sezione Cinema della Edison e realizza molti documentari tecnico-industriali.

Nel 1959 gira il suo primo lungometraggio “Il tempo si è fermato”, che racconta il rapporto tra uno studente e il guardiano di una diga.

Fonda con alcuni amici, tra cui Tullio Kezich, la società di produzione “22 dicembre”, scrive e dirige “Il posto” (1961), che viene accolto molto bene dalla critica, in cui racconta le vicende di due giovani alla ricerca del primo lavoro. Due anni dopo dirige “I fidanzati” dove ripropone i temi di una poetica che osserva il mondo della gente semplice, della vita quotidiana, dei sentimenti semplici, quasi infantili, di una realtà che ha difficoltà ad esprimersi ed a farsi conoscere.

Nel 1965 gira “E venne un uomo”, una biografia, senza retorica, di Papa Giovanni con cui condivide le stesse origini bergamasche. Tra il 1968 e il 1974 realizza una serie di non particolare valore ma nel 1977 con “L’albero degli zoccoli” , un film sulla vita dei contadini padani recitato da attori non professionisti e in dialetto bergamasco, vince la Palma d’Oro al Festival di Cannes.

Questo film rappresenta la sua consacrazione come grande autore e regista. Nel 1983,dopo avere dedicato a Milano sua città di adozione, un documentari, “Milano ’83”, viene colpito da una gravissima malattia che lo costringe a chiudersi nella sua casa di Asiago dove si è trasferito con la famiglia da qualche tempo. Durante questo suo “esilio” dal cinema si dedica alla formazione e fonda “Ipotesi cinema” la scuola di cinema realizzata a Bassano del Grappa in cui si formano giovani autori come Francesca Archibugi, Mario Brenta, Giacomo Campiotti, Piergiorgio Gay, Maurizio Zaccaro. Nel 2002 trasferisce la scuola nella Cineteca di Bologna. Nel 1987 ritorna alla regia e alla Mostra del Cinema di Venezia vince un Leone d’Argento con “Lunga vita alla signora” e l’anno successivo, con “La leggenda del santo bevitore”, ottiene il Leone d’Oro. Seguono altre opere come “Il segreto del bosco vecchio” (1993) e il film Tv “Genesi – La creazione e il diluvio”(1994).

Poi una lunga pausa. Nel 2001 ritorna al festival di Cannes con “Il mestiere delle armi” in cui racconta la morte del giovane e magnifico condottiero Giovanni de Medici e l’avvento della polvere da sparo che cambia radicalmente il modo di fare la guerra. Il film vince il Globo d’oro 2001 della stampa estera e 9 David di Donatello 2002 per il miglior film, regia, sceneggiatura, produzione, fotografia, musica, montaggio, scenografia e costumi.

Il film successivo, nel 2003, non potrebbe avere un soggetto più diverso: “Cantando dietro ai paraventi”, è un film sui pirati cinesi che parla della fatica che serve per ottenere la pace: vince 3 David di Donatello 2004 (scenografia, costumi ed effetti speciali) e 4 Nastri d’argento (soggetto, fotografia, scenografia e costumi). Nel 2005 Olmi accetta l’invito di Domenico Procacci a collaborare con due altri autori di qualità come Abbas Kiarostami e Ken Loach. Nasce “Tickets”, un lungo viaggio in treno narrato con tre diverse visioni del mondo e tre diversi modi di raccontare.

Nel 2007 con “Centochiodi” ,Olmi dichiara di aver realizzato il suo “ultimo film narrativo di messa in scena”, per tornare al suo primo amore: il documentario. Due anni dopo firma infatti “Rupi del vino “(evento speciale alla X edizione del Festival di Roma) e “Terra Madre” (presentato al 59° Festival di Berlino nella sezione Berlinale Special). Nel frattempo, alla 65ma edizione della Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, gli viene assegnato il Leone d’oro alla carriera.

Nel 2011 realizza “Il villaggio di cartone”, dedicato al tema dell’immigrazione con al centro le vicende di un vecchio sacerdote che ritrova una ragione per la sua fede aiutando gli immigrati clandestini, un film che ritengo una pagina di poesia straordinaria e di grande commozione. Nel 2014 “Torneranno i prati”, film diretto in occasione del centenario dell’inizio della Prima Guerra Mondiale.

Del 2017 è il documentario sulla figura del cardinale Carlo Maria Martini “Vedete, sono uno di voi,”: il maestro Olmi ottiene la Menzione d’onore all’edizione 2018 ai Nastri d’Argento Documentari.

Ermanno Olmi rimarrà nella storia del cinema e nella memoria del pubblico che lo ha amato per un’opera dove ha saputo coniugare la poesia delle piccole cose, della gente semplice ad una realtà del quotidiano che troppo spesso sembra escluderla e relegare i suoi protagonisti ad un ruolo subalterno, di vittime, mentre, forse, ne rappresentano una sorprendente e commovente speranza.