Martedì, 11 Settembre 2018 12:04

Venezia, non si placano le polemiche sul Leone d'Oro

Alfonso Cuaron vincitore del Leone d'Oro a Venezia con il film "Roma" Alfonso Cuaron vincitore del Leone d'Oro a Venezia con il film "Roma"

di Giacomo Martini

Venezia - Sul Leone d’Oro al film prodotto da Netflix non si ferma la polemica promossa dalle diverse associazioni del settore.

Le Associazioni che rappresentano la stragrande maggioranza delle sale cinematografiche “restano fermamente convinte, come lo sono le Imprese e Associazioni del settore di tutti i principali mercati mondiali, che la visione di un film concepito per il grande pubblico debba avvenire prioritariamente su grande schermo, in una sala cinematografica”, come scrivono in un ennesimo comunicato. “E’ noto a tutti – affermano – che lo spettatore ricorda meglio e apprezza di più un film se lo ha visto nel buio di una sala cinematografica, su grande schermo, in compagnia di persone che ne hanno condiviso la scelta e l’esperienza”.

La sala è un amplificatore delle potenzialità commerciali del successo di un film. Il sistema di diffusione delle opere cinematografiche ha avuto sempre bisogno di una “finestra” per consentire la valorizzazione di ciascun film, la sua conoscenza da parte del pubblico nel tempo, la disponibilità nei diversi media con modalità e tempi diversificati. Tale modello distributivo non è cambiato (neanche negli Stati Uniti e fatti salvi alcuni test di mercato, o attività di nicchia, poco influenti) in quanto è certo che per l’intera industria cinematografica le uscite simultanee di ogni tipologia di film finiscano per abbattere la rilevante fonte di ricavo rappresentata dalla sala cinematografica, con conseguenze immediate sulla redditività delle produzioni, oltre che sulla sostenibilità delle sale cinematografiche.

“Negare il ruolo economico e sociale della sala cinematografica, imponendo unilateralmente le condizioni per le uscite contestuali sala-streaming per un film prodotto per il cinema (è il caso di “Sulla mia pelle”, il film sul caso Cucchi che ha debuttato a Venezia e ha beneficiato del sostegno statale per la produzione, e solo successivamente inserito nel bouquet di offerta di Netflix), vuol dire accettare che i festival e le sale diventino solo un passaggio tecnico finalizzato esclusivamente alla promozione delle offerte in streaming”.

Altri competitor operanti nei servizi media audiovisivi (Amazon, per esempio), che hanno iniziato a produrre film per il cinema da inserire nei propri listini in abbonamento, condividono l’esistenza di un periodo di esclusiva della sala, consapevoli in tal modo di aumentare il valore commerciale e artistico del film. “L’attuale strategia distributiva di Netflix è pertanto incompatibile ed è grave che al bel film di Alfonso Cuarón, vincitore del Leone d’Oro alla Mostra del cinema di Venezia, sarà di fatto impedito di incontrare un largo pubblico nelle sale cinematografiche. Il crescente successo di eventi speciali nelle sale cinematografiche, che sia un concerto di Vasco Rossi, la fiction su De André o il lancio di nuove serie televisive come “Gomorra” o “L’amica geniale”, dimostrano proprio quanto sia imprescindibile il coinvolgimento in anteprima della sala cinematografica anche se si tratta di opere non concepite per il cinema”, così si conclude il lungo e forte comunicato di ANEC, ANEM, FICE e ACEC, le associazioni nazionali che insieme a UNIC e CICAE raggruppano le sale d’essai di tutta Europa.

Le stesse sottolineano l’urgenza di stabilire un programma di incontri con tutte le altre associazioni pubbliche e private di tutta la filiera industriale e culturale, ANICA, APT, MIBAC e Regioni.

 

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