Venerdì, 09 Febbraio 2018 15:56

I costumi da Oscar di Marie Antoinette, l'anteprima al Museo del tessuto di Prato

Nella foto da sinistra Alessandra Cinti, Filippo Guarini, Daniela Degl'Innocenti, Francesco Marini, Simone Mangani Nella foto da sinistra Alessandra Cinti, Filippo Guarini, Daniela Degl'Innocenti, Francesco Marini, Simone Mangani

di Samantha Ferri

PRATO - “Se non hanno pane date loro le brioche”. È la frase più emblematica che racchiude la controversa figura della regina più iconica di tutti i tempi, Maria Antonietta.

Che poi, è assai probabile, quella frase non la pronunciò nemmeno. Di lei ha tratteggiato un ritratto il più verisimile possibile la regista Sofia Coppola nel film del 2006 Marie Antoinette. Per quel film la Coppola si avvalse della costumista italiana celebrata in tutto il mondo Milena Canonero. Per la realizzazione degli abiti la Canonero scelse la sartoria The One di Roma, con cui lavora da anni tanto da stringere un legame di amicizia con la titolare Alessandra Cinti.

Oggi questi costumi da Oscar – la Canonero vinse una delle ambite statuette proprio con Marie Antoniette – si possono vedere in una mostra ospitata dal Museo del Tessuto di Prato. “Una rilettura del Settecento calato in una visione contemporaena, che si lega inevitabilmente all'altra mostra attualmente ospitata al museo dal titolo Il capriccio e la ragione”, ha commentato il direttore del Museo del Tessuto di Prato Filippo Guarini.

È di seguito intervenuto il presidente della Fondazione Museo del Tessuto di Prato Francesco Marini che si è interrogato su quale sia, oggi, il ruolo di un museo nella società. “Sicuramente questa mostra – ha detto Marini – ha il compito e l'onore di valorizzare il distretto tessile di Prato insieme al mondo del cinema”.

La mostra al Museo del Tessuto di Prato è stata sviluppata dalla curatrice Daniela Degl'Innocenti proprio a partire dal taglio impresso dalla Coppola al suo film del 2006, ovvero quello di chiedersi chi era davvero Maria Antonietta, come si sentiva, cosa faceva. “Maria Antonietta d'Aburgo-Lorena fu promessa in sposa al delfino di Francia dall'età di 12 anni. A 15 anni fu mandata a Versailles a sposarsi, prima di varcare la soglia della reggia fu spogliata dei suoi abiti austriaci e totalmente rivestita con biancheria e fogge d'abiti alla francese”, ha spiegato la curatrice della mostra.

Anche l'allestimento della mostra ha rispettato questa attenzione alla psiche di una ragazza, una donna, una regina che, come diceva la madre Maria Teresa d'Austria, non era adatta alla politica. Con lei Versailles assorbì un po' della sua estrosità e volubilità. Amante del gioco d'azzardo, soprattutto quello chiamato "faraone", all'epoca illegale, delle passeggiate notturne, delle chiacchierate con le amiche. Ma anche una moglie che ha consumato il matrimonio dopo ben sette anni e poi gli adorati figli, molti dei quali morti in tenera età.

Un fitto di via vai di couturier e parrucchieri da tutta la Francia, scarpe all'ultimo grido, gioielli, cioccolatini – Maria Antonietta portò con sé il suo cioccolatiere personale da Vienna– aromatizzati a tutti i gusti immaginabili - il preferito della regina erano quelli all'ambra grigia - e poi profumi, macaron, fiocchi multicromatici, decorazioni raffinate. Una palette di colori che spazia dal rosa acceso, al giallo limone, dal verde pistacchio, all'azzurro zucchero filato.

“Per realizzare i costumi abbiamo impiegato tre mesi – ha spiegato Cinti della sartoria The One – nel primo mese abbiamo analizzato la campionatura dei tessuti insieme a Milena, una professionista attentissima al dettaglio. Nei successivi due mesi abbiamo fatto avanti e indietro da Parigi per provare i costumi su Kirsten Dunst (che nel film interpreta la protagonista Maria Antonietta) e sugli altri attori e comparse. I tessuti scelti sono sete, rasi piuttosto semplici, abbiamo giocato con le decorazioni per arricchire gli abiti. Le doppie gabbie degli abiti sono state alleggerite per permettere alle attrici di muoversi il più liberamente possibile”.

Sotto le suggestive luci delle sale del museo gli abiti da Oscar immortalati da Vogue America (foto a sinistra) e che poi hanno influenzato le sfilate di moda degli anni successivi. Maria Antonietta stessa poteva essere considerata una trend setter dell'epoca. I suoi abiti con tocchi da maestro come strisce di pelliccia sulla scollatura o sulle maniche e i fiocchi decorati oppure l'abito bianco, morbido, con cui fu ritratta nel 1783 e che fece scandalo perché non consono ad una regina. Poco dopo, però, tutte le nobildonne fecero realizzare abiti come quella scandalosa 'camicia da notte' antesignana dello stile Impero.

La mostra, come il film, si conclude con l'abito dell'addio a Versailles e la presa di coscienza, solo all'ultimo, del ruolo e del peso che porta una regina.

 

Marie Antoinette - I costumi di una regina da Oscar

Museo del Tessuto di Prato

11 febbraio - 27 maggio 2018

 

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