Domenica, 11 Febbraio 2018 11:48

Premio Ceppo, una conferenza sulla pena di morte con gli studenti pistoiesi

Ciuffoletti, Beschi e Iacuzzi durante la conferenza Ciuffoletti, Beschi e Iacuzzi durante la conferenza

di Andrea Capecchi

Pistoia – Orgogliosi di appartenere alla regione che per prima nel mondo ha abolito la pena capitale, ma anche consapevoli dell'impegno che tale eredità comporta.

Si potrebbe così riassumere l'invito rivolto ai giovani studenti pistoiesi al termine della conferenza correlata alla mostra “Pietro Leopoldo contro la pena di morte” dell'artista Daniele Capecchi, e inserita nel calendario di eventi per l'edizione 2018 del Premio Ceppo.

Un appuntamento, organizzato e diretto da Paolo Fabrizio Iacuzzi, che ha visto la partecipazione dei due relatori Zeffiro Ciuffoletti (docente di Storia contemporanea, Università di Firenze) e Danilo Breschi (docente di Storia delle dottrine politiche, Università di Firenze) e degli studenti-blogger dei licei “Pacini” e “Mantellate”, che hanno sottoposto all'attenzione dei relatori e del nutrito pubblico presente domande e questioni sul tema della non liceità giuridica e morale della pena di morte e sullo stato attuale del processo abolizionista a livello mondiale.

La conferenza si è posta infatti l'obiettivo sia di ripercorrere le vicende e il contesto storico che portarono il granduca Pietro Leopoldo, più di due secoli fa, a promulgare un editto di eliminazione della condanna capitale, sia di tracciare un quadro generale sulla persistenza della pena di morte negli ordinamenti giuridici di molti Stati (secondo il rapporto stilato lo scorso anno da Amnesty International, nel 2016 sono state più di mille le esecuzioni “ufficiali” nel mondo, in massima parte in Cina).

“Qui in Toscana – ha esordito Ciuffoletti – si è compiuto il primo passo nella civilizzazione del diritto penale, con l'affermazione di una visione moderna dello Stato civile che per la prima volta ripudiava la condanna a morte del reo come massima pena giuridica. Nel 1786 l'editto del granduca Pietro Leopoldo viene subito tradotto in inglese, francese e tedesco, a testimonianza dell'estremo interesse suscitato in tutta Europa da questa riforma rivoluzionaria del diritto criminale. In questo senso il piccolo granducato si fa motore di un processo che era già in svolgimento all'interno dell'illuminismo europeo, un processo fatto di secolarizzazione, di separazione tra il potere civile e quello religioso, tra la sfera politica e quella morale. Si intacca il principio, di derivazione medievale, della concentazione dei tre poteri dello Stato nelle mani di un'unica figura, che traeva legittimazione direttamente da Dio. La riforma di Pietro Leopoldo è molto più che una semplice abolizione della pena di morte, ma l'applicazione pratica e tangibile di quei principi riformisti e civili teorizzati dagli intellettuali illuministi come Beccaria. Per fare questo il granduca studia e conosce la materia penale, si circonda di persone competenti, opera per una giustizia umana e al passo con i tempi, rendendosi conto dei mutamenti storici in atto e della crisi dei regimi assolutistici”.

Ciuffoletti ha concluso la sua relazione invitando i ragazzi a riflettere sul mondo contemporaneo e l'Italia di oggi, con le pericolose connessioni tra il “quarto potere” dei media e un processo di tipo accusatorio e inquisitorio, che spesso mette in secondo piano la presunzione di innocenza dell'accusato, con l'effetto di una sua completa “distruzione” a livello mediatico.

“Studiare la storia dell'abolizione della pena di morte – ha aggiunto Beschi – significa percorrere l'evoluzione in senso civile e liberale dell'Europa: un percorso accidentato e non privo di contraddizioni e tragiche interruzioni, ma che ha portato a renderci tutti cittadini di uno Stato di diritto”.

Breschi ha sottolineato la persistenza della pena capitale negli ordinamenti giuridici di Stati sia democratici sia autoritari, pur con differenze: in alcuni Paesi la pena capitale è limitata ai delitti ritenuti più gravi, che mettono in pericolo l'esistenza stessa dello Stato, in altri sussiste anche per reati comuni, di opinione, di lesa maestà, e spesso, come avviene in Cina, l'esatto numero dei condannati a morte è tenuto segreto e sfugge alle statistiche ufficiali.

Per questo è importante “affidare alle nuove generazioni il compito di portare avanti la battaglia per l'abolizione della pena di morte a livello globale, secondo un processo in lento ma costante aumento, e per riaffermare sempre una concezione liberale, civile e garantista dello Stato”.

Il grave rischio, purtroppo di stretta attualità, è andare incontro a derive rappresentate dalla percezione di un'assenza dello Stato, con conseguente legittimazione della violenza privata e del “farsi giustizia da sè”.

 

 

 

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