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Sabato, 07 Aprile 2018 14:07

“Memorie di un pittore di provincia”: Pistoia riscopre il “suo” Niccola Monti

di Andrea Capecchi

Pistoia – Un libro di appunti autobiografici per riscoprire la vita e l'opera di Niccola Monti, pittore pistoiese della prima metà dell'Ottocento.

Presso la Sala Maggiore del Palazzo Comunale è stato presentato il volume “Memorie di un convalescente pittore di provincia: appunti autobiografici di Niccola Monti, pittore pistoiese, scritti dal 1839 al 1841”, curato da Roberto Giovannelli e pubblicato da Polistampa. All'evento, organizzato dall'associazione culturale Amici di Groppoli in collaborazione con il Comune di Pistoia, hanno preso parte Silvestra Bietoletti, Alberto Boralevi, Francesco Gurrieri, Aldemaro Toni e Gian Piero Ballotti.

Il pittore Niccola Monti, il cui nome suona quasi sconosciuto ai più, è stato un eccentrico protagonista della cultura toscana dell’Ottocento. A partire da una serie di documenti inediti e d'archivio, riportati in appendice al volume, lo studioso Roberto Giovannelli ripercorre le diverse fasi dell’esperienza artistica di Monti, analizzate nell’intermittenza di successi e delusioni, di aspettative e conseguenti polemiche, in quel singolare amalgama di contraddizioni tipico di una personalità poliedrica e anticonvenzionale.

Un personaggio senza dubbio particolare e originale già a partire dal nome di battesimo, quel Nìccola così inconsueto al posto del più comune e diffuso Nicola, che ha legato la propria esperienza biografica e in parte anche artistica alla città di Pistoia, realizzando alcune opere di assoluto pregio. Suoi sono, per esempio, l'affresco “Caino maledetto da Dio” situato in un riquadro nell'atrio della basilica della Madonna dell'Umiltà e il ritratto del granduca Ferdinando III di Lorena oggi conservato al Museo Civico.

Dalle pagine del libro di Giovannelli e dagli appunti redatti dallo stesso Monti emerge l'immagine di una personalità vivace e in continuo movimento, che dopo gli studi fiorentini all'Accademia di Belle Arti diretta da Pietro Benvenuti si trasferisce a Roma, sotto la protezione del potente barone Fauchet, e qui entra in contatto con i maestrri del Neoclassicismo come Canova e Thorvaldsen e respira il clima culturale e artistico della Città Eterna. Seguono poi viaggi e soggiorni a Bologna, Ferrara, Firenze, Venezia e, tra il 1818 e il 1821, a Vienna, Varsavia e San Pietroburgo: un'esperienza artistica durata tre anni nelle capitali e nelle corti dei sovrani europei, di cui Monti ci ha lasciato una vivida testimonianza attraverso un resoconto di viaggio e la corrispondenza epistolare con l'amico filologo Sebastiano Ciampi.

Niccola Monti è dunque un concittadino meritevole di essere riscoperto e valorizzato, a suo modo un pistoiese “illustre”: artista di buon livello, è riuscito a ritagliarsi uno spazio nella pittura toscana e italiana di inizio Ottocento, ottenendo importanti commesse da enti religiosi e dalle grandi famiglie dell'aristocrazia fiorentina e romana, e districandosi con abilità nei mutamenti politici del tempo.

Come ha sottolineato Carlo Sisi, “il lavoro di Giovannelli si pone ancora una volta quale esempio raffinatissimo di indagine strutturale capace di ricondurre a unità la filiera dei documenti, aggiungendo alle occorrenze scientifiche la più delicata analisi dei caratteri e degli umori, indispensabile per comprendere la singolare personalità di un artista in rivolta”.

 

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