Lunedì, 09 Aprile 2018 17:08

Il “mestiere” del libraio tra passione, sogni e nuove sfide. Intervista a Mauro Pompei

Mauro Pompei, co-titolare della libreria indipendente "Lo Spazio" a Pistoia Mauro Pompei, co-titolare della libreria indipendente "Lo Spazio" a Pistoia

di Andrea Capecchi

Pistoia – Il “mestiere” del libraio: antico ma ancora attuale, difficile e affascinante, fatto di sacrifici e soddisfazioni.

È questa la “sfida” che i librai delle piccole librerie indipendenti devono affrontare ogni giorno per portare avanti la loro attività, sorretti da una forte passione per i libri e dalla consapevolezza di doversi “costruire” da soli un nome, una clientela, una rete di rapporti umani e culturali.

Librai come Mauro Pompei, romano di nascita ma pistoiese d'adozione, titolare, insieme ad Alice Trippi, della libreria “Lo Spazio” in via dell'Ospizio a Pistoia: una realtà che da più di dodici anni si è affermata non solo come luogo di vendita di libri spesso esclusi dai circuiti della grande distribuzione, ma anche come spazio culturale che ogni settimana ospita presentazioni di libri e incontri con autori.

Com'è nata l'idea di trasferirti a Pistoia e mettere su una libreria indipendente?

Alla base c'era un ritmo di vita ormai diventato insostenibile. A Roma dovevo dividermi fra tre impieghi: in una libreria di periferia, in un ristorante e per conto di una azienda municipalizzata. Tanti lavori, una vita stressante e da qui la decisione, maturata insieme alla mia ex compagna, pistoiese, di venire a Pistoia per aprire una nostra libreria. O comunque un luogo che contenesse le nostre passioni.

Non deve essere stato facile partire da zero.

A Roma sarebbe stato ancora più difficile, per i costi d'affitto, gli spazi, le distanze e il traffico. Certo, aprire un'attività di questo tipo presenta sempre grandi difficoltà, anche a Pistoia, dove i nostri amici dicevano che non ce l'avremmo mai fatta, che era una follia, una scommessa persa in partenza. Alcuni ci davano sei mesi di vita.

Non molto ottimistica come previsione.

L'aspetto più complicato è stato la ricerca di uno spazio adatto, dotato di certe caratteristiche e disponibile a un costo d'affitto abbordabile. Lo abbiamo trovato in una strada laterale del centro storico e lo abbiamo scelto, dicendo “punteremo sulla promozione e sul fare tante iniziative”.

Ti senti più un librario o un venditore di libri?

Librario, assolutamente. “Venditore di libri” è un termine che ha a che fare fin troppo con il commercio, che nel nostro lavoro c'entra, per carità, ma nel caso delle librerie indipendenti diventa quasi un fatto marginale.

Che cos'è invece il “mestiere” del libraio?

Quella del libraio è una delle professioni più belle e appaganti del mondo, soprattutto se sei un appassionato di libri, di letteratura, di storia, di filosofia, di poesia; hai l'opportunità di vivere a contatto con i libri, con gli autori, con un pubblico che spesso ha anche più passione di te, ti arricchisce e ti contagia dal punto di vista umano e culturale, ti fa scoprire sempre qualcosa di nuovo. Per certi aspetti faccio pure fatica a definirmi libraio, perchè è un mestiere dove non si finisce mai di imparare, dove non si è mai certi di essere arrivati finalmente all'obiettivo. Un mestiere quasi teleologico, oserei dire.

Addirittura?

A mio parere definirsi librai vuol dire attribuirsi un altissimo ruolo sociale e culturale. Un ruolo al quale aspiro ma che non sono sicuro di meritare, e che, soprattutto, mi devo costruire ogni giorno.

Da più parti si dice che quella del libraio è una professione che sta scomparendo, sotto i colpi della grande distribuzione, degli e-book, dei giganti dell'e-commerce, e di una crisi generale dell'editoria.

Se fai veramente il libraio scegli di avere un rapporto diretto, quasi quotidiano con le persone che frequentano la tua libreria, diventando un punto di riferimento per le attività che proponi e per le scelte che fai. Si crea un rapporto molto stretto con gli acquirenti, un rapporto di fiducia e di amicizia che va ben oltre i rispettivi ruoli di venditore e cliente. Il libraio indipendente in Italia può ancora ritagliarsi uno spazio importante perchè, al contrario della grande distribuzione, compie delle scelte ben precise: la sua libreria è il frutto di una selezione ponderata tra le migliaia di titoli che ogni anno vengono pubblicati, e il suo ruolo diventa quello di un filtro, di un mediatore che propone al suo pubblico ciò che a suo giudizio è meritevole di interesse.

Nel tuo caso, quali criteri hai seguito nelle tue scelte?

All'inizio abbiamo deciso di dare spazio soprattutto alla saggistica e agli editori indipendenti, visto che all'epoca a Pistoia non c'erano altre librerie che li proponessero all'attenzione del pubblico. Chi entrava qui doveva trovare libri che non erano reperibili in nessun'altra libreria della città. È stata una scelta in parte funzionale, in parte dettata dai nostri interessi verso le pubblicazioni di case editrici “minori”, come E/o e Minimum Fax, che dieci anni fa erano assolutamente “di nicchia”.

Con la capacità di rinnovarsi nel corso degli anni.

Sì, perchè il libraio indipendente deve sapersi muovere bene sia all'interno del mercato editoriale, sia in rapporto ai gusti, alle aspettative e agli interessi del suo pubblico. Per questo, ripeto, è fondamentale conoscere chi frequenta la libreria per affinare le scelte e proporre un'offerta editoriale di alta qualità.

Ti capita spesso di dire a un cliente “no guardi questo libro non ce l'abbiamo e in questa libreria non lo vendiamo”?

Una cosa del genere succede quasi tutti gli anni con l'ultimo libro di Bruno Vespa, che ho soprannominato in maniera scherzosa il “libro-zeppa”. Senza nulla togliere a Vespa, credo che la funzione dei librai indipendenti non sia quella di vendere un libro che si può trovare ovunque, nelle edicole come nei supermercati, andando oltre l'aspetto puramente commerciale. Se il libro di Vespa, come altri dello stesso genere, diventa una cifra per me importante dal punto di vista economico, posso mettermi a venderlo e avere qualche soldo di più in cassa, ma la mia funzione di libraio è finita.

Un'altra affermazione che si sente spesso ripetere, fino a sfociare nel luogo comune, è la crisi dei lettori e il generale disinteresse della gente per i libri.

Non sono d'accordo, la gente ha voglia di interessarsi alla letteratura, di informarsi, di leggere bei libri. Per stimolare ancora di più la lettura e la scoperta di nuovi libri abbiamo dato vita, nel nostro piccolo, a un gruppo di lettura a cui partecipano una quarantina di persone di tutte le età; all'incirca ogni mese il gruppo si riunisce e dialoga in libreria con l'autore del libro letto, dando vita a una presentazione coinvolgente e a più voci. Credo che iniziative come queste possano aiutare molto a diffondere il piacere della lettura fra un pubblico di giovani e meno giovani.

Per le librerie indipendenti è fondamentale avere un rapporto diretto non solo con il pubblico, ma anche con gli autori.

Certo, gli autori che ogni settimana presentano i loro libri o dialogano sulle ultime uscite qui allo “Spazio” rappresentano un mezzo imprescindibile per far conoscere e crescere la libreria, com'è avvenuto in questi dodici anni, e un'opportunità unica di arricchimento culturale a livello personale. Talvolta alcuni autori che ignoravo quasi del tutto si sono rivelati delle piacevoli scoperte; altri, verso i quali nutrivo grande ammirazione e aspettativa, mi hanno lasciato un po' deluso. Ma spesso è così, un conto è l'autore, un conto è l'uomo. 

Come sarà il futuro per le librerie indipendenti?

Dipende dai casi e da molti fattori. Purtroppo in Italia non c'è grande sensibilità politica e culturale su questo aspetto e manca una legislazione a tutela delle piccole librerie, come invece avviene in Francia o in Germania, dove ci sono leggi che difendono il mondo dell'editoria e con esso le librerie indipendenti. Queste ultime sono infatti considerate come elementi non solo commerciali, ma facenti parte di un tessuto culturale che investe l'intera comunità locale, e godono di agevolazioni fiscali e di sconti sugli affitti. In Italia questo non c'è mai stato, forse anche per colpa degli stessi librai indipendenti, che non sono mai riusciti a “fare rete”.

E a un giovane appassionato di libri che sogna di aprire una libreria indipendente, che consiglio daresti?

In tutta sincerità, glielo sconsiglierei! A parte le battute, quello del libraio indipendente è un lavoro di sacrificio, che si regge sempre su un equilibrio precario e che scegli di fare non per i soldi o per cavarci fuori uno stipendio valido, ma per passione. Se però oltre alla passione sei sorretto da determinazione, intraprendenza e spirito di iniziativa, allora puoi dare vita a un'attività di spessore culturale e duratura nel tempo, che ti potrà dare soddisfazioni a livello economico, umano e professionale.

 

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