Sabato, 14 Aprile 2018 14:21

Educazione senza frontiere: un incontro alla Biblioteca San Giorgio

Un momento dell'incontro alla Biblioteca San Giorgio di Pistoia Un momento dell'incontro alla Biblioteca San Giorgio di Pistoia

di Marta Meli

Pistoia – Integrazione, alfabetismo, accessibilità, interazione, educazione, solidarietà e cooperazione: sono alcune tra le parole chiave che aiutano a indicare la via per la buona scuola, la buona società.

Si è tenuto ieri pomeriggio, alla biblioteca San Giorgio, l’incontro “Educazione senza frontiere, Education without borders” a cura dell'Ambasciata Americana in Roma e YouLab Pistoia (An American Corner). A parlare di questa esperienza è stato Fabio Rocco, maestro presso la scuola primaria Giovanni XXIII di Padova. Le classi multiculturali e la giustizia sociale sono stati i temi essenziali della conferenza: sistemi educativi italiano e statunitense sono stati messi a confronto in prospettiva di un reciproco contributo.

“Non esiste un sistema scolastico unico per definire come funziona l’educazione e la didattica in America – ha detto Fabio Rocco – non esistono modelli, la Costituzione non li prevede, ma è possibile imparare molto dagli Usa per questo è importante viaggiare, osservare, ascoltare, capire, scambiare idee e vivere l’esperienza in contesti e prospettive diversi”.

Attraverso l'uso delle tecnologie digitali sono state sperimentate metodologie di insegnamento innovative per favorire l'educazione interculturale e l'inclusione per gli studenti.  Fabio Rocco è inoltre uno dei 5.000 professionisti che ogni anno partecipano al programma di scambio International Visitor Leadership Program (IVLP), ideato e finanziato dall’Ufficio Educazione e Cultura del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti d’America, nell’intento di far conoscere le migliori esperienze prodotte in questo paese sul fronte politico, economico, sociale, artistico.

Per tre settimane nell’estate 2017 Fabio Rocco, grazie all’esperienza IVLP condotta nelle scuole di Washington DC, Salt Lake City e Detroit, ha potuto mettere a confronto le esperienze di integrazione dei ragazzi stranieri nelle scuole italiane e americane, sviluppando una riflessione approfondita sull’educazione come strumento per superare le ingiustizie sociali. Tra i partecipanti al progetto, cinque professionisti provenienti da realtà diverse (Padova, Milano, Roma) e con ruoli e percorsi differenti.

Su questa esperienza l’autore ha pubblicato on line una serie di 8 articoli apparsi su Education 2.0 (http://www.educationduepuntozero.it/racconti-ed-esperienze), a partire dai quali ha preso le mosse un libro digitale, Educazione senza frontiere, che uscirà anche in versione cartacea sia in italiano che in inglese.

Il progetto ha due cardini fondamentali che si evidenziano in due tappe altrettanto centrali: il libro “Fogli di Viaggio. Bambini poetici viaggianti” (libreria Pangea, Padova) e il progetto “Geoblog. L’isola del Tesoro”. Entrambi fanno emergere l’essenza della comunità, della conoscenza e dell’importanza della scuola come porta di accesso alla socializzazione e alla realizzazione personale futura.

La centralità dell’apprendimento della lingua in America è il punto principale di una filosofia dell’integrazione dove tutti possano avere le stesse opportunità di successo. Come? Studiando, frequentando l’università, accedendo al mondo del lavoro e magari agendo al meglio per il proprio paese. Attivare scambi cooperativi con i paesi di origine è un’altra finalità, specialmente con le zone facilmente raggiungibili come il Nordafrica e l’est Europa.

Chi realizza l’integrazione in Usa?

Sono tre gli attori coinvolti: la scuola pubblica, le scuole charter e le associazioni. La prima ha una grande criticità, ovvero lo squilibrio geografico. Infatti, nei quartieri dove le persone hanno un tenore di vita più alto troviamo scuole prestigiose. Al contrario nei quartieri dove vengono meno i benestanti si tende verso la marginalizzazione, la ghettizzazione, l’esclusione e il cattivo funzionamento delle scuole. Da circa vent’anni, però, il Governo Federale ha tentato una nuova soluzione: il sovrafinanziamento temporaneo.

Quest’ultimo ha anche attivato negli anni ’90 – a seguito di una richiesta di alcuni maestri autonomi (negli anni ’70) – un meccanismo nuovo, dove prevalesse l’assenza di vincoli territoriali o istituzionali per gli insegnanti che ad oggi sono iberi di essere autonomi e innovativi.

Così, anche le associazioni sono tra gli attori fondamentali che costruiscono un solido rapporto con la comunità locale vivendo tra il mondo scolastico e quello del volontariato.

“Creare un circuito, una rete dove possano circolare idee, esperienza, conoscenza di ogni tipo è importante per evitare segregazione, autoghettizzazione, razzismo – ha concluso Fabio Rocco – scuole internazionali, dove siano presenti i bambini residenti, dove possano esser coinvolte le famiglie dei bambini stranieri e non, dove si imparino le lingue per poter interagire fin da piccoli, dove si acquisiscano competenze diverse e dove ci sia l’amore per la diversità e la conoscenza, dove partecipare tutti insieme e attivamente per poter trovare le risorse necessarie, dove valutare e sistematizzare le pratiche positive facendo esperienza continua, dove esplorare e motivare trasmettendo la finalità per cui è essenziale andare bene a scuola, ovvero i rapporti, le relazioni, l’amicizia, la crescita personale”.

Come osservò a suo tempo il grande scrittore Marcel Proust: “Il vero viaggio di scoperta non consiste nel trovare nuovi territori, ma nel possedere altri occhi, vedere l'universo attraverso gli occhi di un altro, di centinaia d'altri: di osservare il centinaio di universi che ciascuno di loro osserva, che ciascuno di loro è.” 

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