Venerdì, 08 Giugno 2018 17:10

Palazzo Rossi Cassigoli, alla scoperta della storia pistoiese

Palazzo Rossi Cassigoli, alla scoperta della storia pistoiese Foto di Stefano Di Cecio

di Gina Nesti

PISTOIA – Ci sono luoghi nei quali la storia la puoi quasi toccare, la vita di centinaia di anni fa ti sfiora, ti accarezza come volesse svelarti i suoi misteri, volesse narrarti i suoi racconti mai scritti. Palazzo Rossi Cassigoli è uno di questi.


Grazie alla famiglia Pacini che ha aperto le porte del bellissimo palazzo di via Cavour, è stato possibile andare a braccetto con la storia. Una visita guidata organizzata dall'associazione G 713.
“Bisogna ringraziare la famiglia Pacini che ha aperto le porte del palazzo alla città – ha spiegato Andrea Massaini, presidente dell'associazione culturale G 713 - dando l’opportunità ai pistoiesi di visitare questo palazzo storico. Il palazzo era stato aperto anche nelle giornate del Fai il 24 e 25 marzo scorsi ma non tutti ebbero l'opportunità di visitarlo, per questo noi abbiamo dato questa ulteriore opportunità”.

Questo è il secondo appuntamento annuale – quello estivo - dell’associazione, alla scoperta delle bellezze della città condividendo il patrimonio monumentale pistoiese.
Palazzo Rossi Cassigoli è un gioiello in pieno centro città che mille volte abbiamo visto da fuori, alcune volte osservato distrattamente, senza mai immaginare le bellezze storiche e artistiche che racchiude il suo interno.
Quella che è stata visitata e raccontata è la parte più significativa del palazzo: le stanze affrescate. Stanze che racchiudono le storie di coloro che le hanno vissute nei secoli e che, in qualche modo, hanno lasciato tracce di sé.
Il palazzo nasce su un nucleo antichissimo, sopra la prima cinta muraria della città. L’attuale via Cavour era il fossato tipico fuori delle mura della città, la chiesa di San Giovanni si chiama non a caso Fuorcivitas che sta a significare, appunto, fuori la città.
Nei secoli il palazzo ha avuto vari interventi fino ad arrivare allo stato attuale.
Il nucleo originario dell’edificio era costituito da due edifici medioevali, probabilmente due antiche case torri e dalla chiusura di un vicolo che collegava via Cavour a via Fabbri. Da una finestra della parte anteriore del palazzo si può vedere ancora oggi parte del vicolo ormai chiuso, a testimoniare l’unione delle due strutture.


Il palazzo era di proprietà della famiglia Brunozzi fino al 1785, quando venne acquistato dal banchiere e commerciante Bartolomeo di Carlo Cassigoli. Il nuovo proprietario apportò una serie di ristrutturazioni. Cassigoli non aveva figli e lasciò il palazzo al suo fedele contabile Rossi, con un’unica richiesta: che il palazzo mantenesse nel tempo anche il suo cognome. Da questa unione nasce il palazzo Rossi Cassigoli.
Il palazzo si sviluppa su quattro livelli: il piano terra, il primo piano nobile, un mezzanino che separa - una particolarità per l’epoca – questo piano da un secondo piano nobile, e poi la parte alta che domina i tetti dei palazzi del centro cittadino.
Il salone del piano nobile offre ai visitatori la vista di affreschi che rimandano ad una costruzione greco romana. Da lì, un terrazzino si affaccia sulla via principale della città: via Cavour.
Il soffitto barocco è tipico del 700 e dà un senso di ampiezza alla stanza; sulle pareti sono disegnati dei pronai, secondo lo stile settecentesco che richiamava la scultura utilizzando la pittura.
Su lato est è rappresentata Minerva, dea delle scienze e delle arti, nelle nicchie la Primavera e l’Inverno. Sul lato ovest domina Apollo, dio della musica e della poesia, nelle nicchie l’Estate e l’Autunno. Le pitture indicano l’amore tra i due sessi e si ritiene siano state realizzate per celebrare il matrimonio di Rossi Cassigoli.
Poi l'alcova, la camera tipica dei palazzi nobiliari del '600 e '700, che divide con un grande arco la parte dove c’era il letto dal resto della stanza, ovvero l’anticamera dell’alcova. Questo tipo di architettura era pensato per mantenere il caldo nei due ambienti più piccoli.
Nell’alcova le pareti non sono dipinte, le decorazioni sono fatte interamente a stucco e sulle pareti dell’arco, a destra sono riportati una clava e un arcolaio per la tessitura della lana, a sinistra un arco e una freccia
Nella stanza di Venere e Amore ci sono pitture Pompeiane, al centro del soffitto una cornice con la raffigurazione di Venere e Amore su di uno sfondo campestre. A coronare l’affresco centrale quattro quadretti che rappresentano storie mitologiche di eroi e divinità.
Cassigoli nel suo piccolo giro, fece tappa a Milano dove visitò la biblioteca Ambrosiana e rimase impressionato da alcune opere che, successivamente, fece realizzare in questa stanza del suo palazzo. Le raffigurazioni portano la firma del pittore pistoiese Fernando Marini.
La stanza di Apollo è un un salone dove è raffigurato Apollo che traina il carro del sole ed una cornice con la raffigurazione dei segni zodiacali. A sottolineare la ricchezza della famiglia, una bellissima stufa che raffigura Endimione dormiente, che nella mitologia greca era un pastore bellissimo che fu visto da Selene, figlia di Giove, che se ne innamorò e pregò il padre di tenerlo eternamente giovane. Giove esaurì il desiderio della figlia, che ogni notte andava a trovarlo per unirsi a lui. Ebbero 50 figli che poi divennero simbolicamente i 50 mesi che devono intercorrere tra un olimpiade e l’altra.
La stanza delle storie di Ercole e Enea. In questa sala su di una parete è raffigurato Enea che scappa da Troia in fiamme con Anchise l’anziano padre sulle spalle e al fianco il figlio Ascanio. Sull’altra parete due raffigurazioni di Ercole e Enea. Le pitture di questa stanza sono state riportate alla luce con la tecnica della “cipolla”.

 


Nella stanza degli angeli si cambia tema e si passa dal mondo antico rappresentato da storie mitologiche legate a soggetti religiosi. In questa bellissima sala sono rappresentate storie bibliche dell’antico testamento che ornano completamente la stanza: l’incontro di Giacobbe con Rachele al pozzo e nella parete di fronte, Giuseppe che interpreta i sogni del Faraone.
Il soffitto è costellato da cinque episodi che hanno per soggetto gli angeli. Anche in questa stanza dominano due colori: il verde e il grisaglia, i soggetti richiamano all’idea della scultura.
Poi tantissime le porte chiuse che nascondono le numerose altre e stanze del palazzo non contemplate nella la visita, ma che rendono l’idea della grandezza del palazzo che da via Cavour si estende in lunghezza fino a piazza della Sala. 
La visita termina con il piano più elevato, bellissimo sottotetto con travi realizzate con legno degli alberi della Foresta nera, in Baviera. Le numerose finestre si affacciano su tutti i lati del sottotetto offrendo una vista mozzafiato sulle bellezze monumentali: il Duomo, il campanile, il Tribunale, la parte alta del palazzo della Cassa di risparmio, il cupolone della Madonna, piazzetta Romana, la chiesa dello Spirito Santo, la Sala; da un'altra stanza sono visibili la chiesa San Francesco e le torri di Serravalle. Una Pistoia vista da una prospettiva insolita e affascinante.
A rendere possibile la visita è stata Raffaella Pacini, proprietaria insieme alla cugina e ai nipoti dello storico palazzo dove ha abitato fino al 1974, il periodo della sua adolescenza e giovinezza.
“Tutta la mia famiglia ha vissuto in questo palazzo – racconta la signora Pacini -. Per me ha valore affettivo enorme. Di quelle stanze del piano nobile ho ricordi molto belli, di giorni vissuti con i miei genitori, i miei fratelli, mia cugina. La mia camera era nell'alcova. Quando ci trasferimmo, questo palazzo ospitò alcuni uffici della Provincia e poi la Cepu”.

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