Mercoledì, 04 Luglio 2018 17:55

“Il piccolo editore? È un operatore culturale”. Intervista a Nilo Benedetti

L'editore pistoiese Nilo Benedetti L'editore pistoiese Nilo Benedetti

di Andrea Capecchi

Pistoia – “Il piccolo editore che pubblica libri sull'arte e sulla storia cittadina, dando spazio a nuovi autori e valorizzando il territorio, è un operatore culturale e come tale dev'essere considerato dalle istituzioni”.

Parole di Nilo Benedetti, editore pistoiese e direttore della casa editrice Settegiorni, che da più di trent'anni, sulla scia di una lunga esperienza, opera sul territorio pistoiese della pubblicazione di volumi legati alla città, con particolare attenzione alla storia locale, all'arte e alla letteratura.

Nata nel 1988 come cooperativa per la pubblicazione dell'omonimo settimanale, poi cessato a causa di varie difficoltà, nel corso degli anni Settegiorni ha attraversato diverse fasi editoriali, passando dalla pubblicazione del settimanale all'edizione su commissione di volumi per conto di enti e istituzioni, per poi passare, nel 2005, alla trasformazione in casa editrice con il proprio marchio editoriale e il nome di Settegiorni Editore.

Oggi Settegiorni è una delle principali realtà editoriali presenti a Pistoia e ben consolidata sul territorio, pur configurandosi come una “piccola” casa editrice e pur dovendo fare i conti con un mercato editoriale in continua evoluzione, caratterizzato dal predominio della grande distribuzione e dalla crisi economica che ha colpito molti enti finanziatori di progetti editoriali.

Ce ne parla Nilo Benedetti, intervistato in esclusiva per ReportCult.

Negli ultimi anni, più per necessità che per scelta, la tua attività editoriale sta attraversando un mutamento: perché?

Fino a pochi anni fa era molto forte un lavoro di committenza sostenuto da banche, fondazioni e Comuni che si rivolgevano all'editore per le loro pubblicazioni, non solo a livello di volumi, ma anche per materiale informativo e promozionale. Venuta meno questa committenza a causa della crisi economica, dei tagli agli enti pubblici e di una generale tendenza dei Comuni a non investire nella pubblicazione di libri sul proprio territorio, mi sono dovuto adattare a questa nuova situazione passando a una fase di proposta, nella quale io come editore mi muovo in prima persona per proporre e presentare ai soggetti potenzialmente interessati lavori e pubblicazioni sul territorio pistoiese.

Più difficile rispetto al passato?

Come tutti i cambiamenti, presenta a mio avviso un aspetto positivo e uno negativo. Parto da quello negativo, che è dato dalla mancanza di soldi e dalla maggiore difficoltà a reperire un finanziamento rispetto a chi lavora su commissione. Ma c'è anche un lato positivo: con le sue proposte alla città, l'editore si comporta veramente da editore e da promotore della cultura locale. Naturalmente deve essere bravo a invogliare i soggetti cittadini a investire nei suoi progetti editoriali.

Anche la tiratura è cambiata negli ultimi anni.

In generale si è molto abbassata, perchè prima, lavorando su commissione, si stampavano anche cinquecento o mille copie per ciascuna pubblicazione. Adesso sui progetti avanzati da me o dai miei collaboratori si va sulle cento, massimo duecento copie, che sono quelle che il mercato pistoiese può sostenere. In qualità di piccolo editore radicato sul territorio che pubblica in prevalenza libri sulla storia locale di Pistoia, è con questo tipo di mercato che io mi devo quotidianamente confrontare.

L'editore deve per forza sottostare alle regole del mercato? Oppure può muoversi in libertà, lavorando solo per passione?

Oggi nessun editore locale, attraverso la vendita delle sue pubblicazioni, riesce a coprire i costi di produzione. E credo che nessuno sia disposto a rimetterci il proprio denaro, anche in presenza di una grande passione per questo lavoro. In misura minore o maggiore, tutte le piccole case editrici, anche qui a Pistoia, devono fare i conti con un mercato limitato, che le obbliga a cercare sempre nuovi soggetti interessati alle loro proposte editoriali e a muoversi non senza difficoltà per vendere i loro libri.

Spesso le pubblicazioni delle piccole case editrici sono difficili da trovare in libreria e vengono sistematicamente escluse dalla grande distribuzione.

Di solito utilizzo tre diversi canali di vendita. Il primo e più proficuo è la presentazione, che a mio avviso è fondamentale per un libro di storia locale: con tre o quattro eventi di presentazione è possibile vendere il libro in maniera diretta e recuperare subito le spese investite. Poi c'è il canale delle librerie, che però restano accessibili solo per un numero limitato di volumi, e infine la distribuzione a livello nazionale, che consente la diffusione del libro potenzialmente in tutta Italia.

La grande distribuzione è talvolta messa sotto accusa per il suo carattere monopolistico, perchè favorisce i grandi circuiti editoriali e danneggia i piccoli editori. Il caso di Firenze, dove molte case editrici minori sono state costrette a chiudere, mi sembra emblematico in tal senso.

È vero, in generale si avvantaggiano i grandi editori-venditori a scapito dei piccoli editori e delle librerie indipendenti. Ma anche nella distribuzione nazionale ci sono aspetti positivi e negativi: se il libro non è strettamente legato alla città e non ha un pubblico di nicchia, può avere maggiori possibilità di vendita e garantire un rientro dai costi; se invece si riferisce ad aspetti particolari di storia locale, anche se ben curato, avrà poche possibilità di essere distribuito nelle librerie.

Le librerie accolgono volentieri libri di piccoli editori sulla storia locale?

Quasi tutte le librerie cittadine dedicano uno spazio alle pubblicazioni di ambito locale. Certamente per noi piccoli editori non è facile arrivare nelle librerie dei grandi circuiti editoriali fuori città e spesso chi desidera acquistare un nostro libro in libreria lo può fare solo attraverso un'ordinazione.

E le istituzioni cittadine? Si mostrano sensibili al tema dell'editoria?

Come ho accennato prima, per me il canale più importante per far conoscere e vendere un libro è la presentazione al pubblico. In questo senso ci vengono in aiuto alcune istituzioni cittadine come la Biblioteca San Giorgio e la Forteguerriana, che organizzano presentazioni di libri locali nell'ambito del ciclo di incontri “Leggere, raccontare, incontrarsi”, dando la possibilità di apparire a editore e autore.

Quindi a Pistoia gli spazi ci sono.

Le biblioteche pistoiesi si impegnano molto per far conoscere la produzione editoriale che viene fatta in città, diversamente da altre istituzioni come le fondazioni bancarie e il Comune, per non parlare della Provincia, che dal mio punto di vista dovrebbero essere i maggiori interlocutori verso un editore per portare avanti insieme proposte editoriali per far conoscere e valorizzare la città. Non parlerei di chiusura, ma di rinuncia in partenza a un investimento in questo ambito.

Perchè?

Secondo me l'editore non viene visto come un operatore culturale e l'accento principale viene dato all'autore, al ricercatore o allo studioso, come se quest'ultimo non avesse bisogno di una casa editrice che prepara, cura e sistema il libro.

Anche perché spesso si tendono a confondere i ruoli e a vedere l'editore come colui che semplicemente porta alle stampe un libro.

Non è così, anche se oggi, purtroppo, molti autori hanno fretta di pubblicare il proprio lavoro e si rivolgono direttamente a editori che, dietro pagamento, appongono al libro il proprio marchio e il codice ISBN e lo portano subito a stampare. Così come proliferano online gli annunci di pubblicazione immediata a pagamento. Ma tra una casa editrice e una tipografia c'è una bella differenza. Se un autore si rivolge all'editore, è chiaro che è disposto a spendere qualcosa in più, ma esige un servizio professionale di editing e correzione e revisione del testo.

E qui risiede la professionalità dell'editore.

Gradirei che anche le fondazioni e il Comune prendessero atto di questo lavoro che sta alla base della pubblicazione di un libro e si mostrassero più attenti verso chi produce editoria, in maniera analoga a come viene fatto verso chi fa musica, arte o teatro. Purtroppo è difficile uscire da questa dimensione per cui chi dovrebbe fare un investimento in cultura rinuncia in partenza a progetti a medio termine e preferisce concentrarsi su attività più sicure e redditizie dal punto di vista economico, ma che alla lunga si riuniscono il patrimonio culturale locale. Manca poi, purtroppo, un investimento sui giovani: per esempio, mi piacerebbe poter pubblicare le tesi di laurea più significative, riguardanti Pistoia e il suo territorio nei vari aspetti storici, archeologici, artistici o architettonici, che ritengo il prodotto di uno studio che i giovani pistoiesi “restituiscono” alla loro città.

Tutto questo come viene recepito dai pistoiesi? Sono veramente interessati a scoprire la storia, l'arte e la cultura della loro città?

In generale i pistoiesi sono dei buoni lettori, ma nel campo della storia locale riscontro un sempre minore interesse. La soglia anagrafica si è alzata molto, alle presentazioni il pubblico è composto in buona parte da pensionati e, salvo rare eccezioni, non vedo uno spiccato interesse dei giovani per questa materia.

Come vedi il futuro della tua casa editrice?

Ho tante idee, tanti progetti e pochi soldi. Il mercato si sta muovendo, pur nella sua variabilità, e mi dà la possibilità di pubblicare poche copie di un libro per saggiare il terreno e capire se quel progetto editoriale può avere valore e successo oppure no. La mia idea è quella di creare dei prototipi pistoiesi per poi allargare l'attività a livello regionale, considerando che Pistoia si è molto ristretta come potenziale di acquisto e di mercato.

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