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Lunedì, 17 Dicembre 2018 17:21

Musica, pittura, satira: ritratto di Sardelli, artista “eclettico”

Il direttore d'orchestra, pittore, incisore, saggista e vignettista Federico Maria Sardelli Il direttore d'orchestra, pittore, incisore, saggista e vignettista Federico Maria Sardelli

di Andrea Capecchi

Pistoia - Un artista dal sapore antico, tra il rinascimentale e il barocco, dal talento multiforme, capace di eccellere in numerose discipline.

Lo scorso sabato Federico Maria Sardelli è stato protagonista al Teatro Manzoni dirigendo l'orchestra Leonore e il coro dell'Ars Cantica per il concerto sinfonico con musiche di Antonio Vivaldi. Ma Sardelli non è solo uno dei compositori e direttori d'orchestra più apprezzati a livello nazionale, con esperienze e riconoscimenti anche all'estero, ma è, oltre a questo, saggista, pittore, incisore, vignettista e disegnatore satirico.

L'intervista esclusiva che ha rilasciato a ReportCult svela gli inizi e le ragioni di questo originalissimo percorso artistico. 

Lei è figlio d'arte: quanto ha contato la presenza di suo padre nella sua formazione e nel suo essere artista?

Sicuramente mio padre mi ha trasmesso l'amore per il bello e per l'arte, e soprattutto per l'osservazione pittorica. Fin da bambino sono stato abituato a vedere e analizzare i particolari delle cose, a sviluppare un occhio diverso rispetto a quello con cui siamo soliti guardare la realtà: per dipingere o per riprodurre un soggetto, in qualsiasi linguaggio artistico, bisogna avere uno sguardo che filtra, che indaga, che scompone. Mio padre mi ha avviato alla pittura facendomi da maestro, ma senza costringermi mai ad imitare i suoi lavori nè forzandomi la mano: tanto che a scuola io ero il più bravo della classe a disegnare, suscitando l'invidia dei compagni e i sospetti dell'insegnante, convinti che mio padre mi aiutasse a casa nei disegni! In realtà non facevo altro che mettere a frutto in maniera autonoma i suoi preziosi insegnamenti.

E poi c'è la passione per la musica.

Mio padre è sempre stato un appassionato di musica classica, in particolare dei grandi autori come Mozart e Beethoven, e in casa mia ho iniziato a “respirare” la musica fin da bambino. Essa era il sottofondo naturale al lavoro di pittura di mio padre e anch'io ho sempre considerato musica e pittura come due arti paritetiche, che nella mia vita si sono intrecciate e sovrapposte. Mentre disegnavo, a dieci, undici anni ho iniziato a fare musica e ad approfondire seriamente la conoscenza di quest'arte.

Lei è riconosciuto come il massimo esperto italiano della musica barocca di Antonio Vivaldi. Com'è nato l'interesse per questo compositore?

Quando lo ascoltai per la prima volta da bambino fu una folgorazione, un innamoramento a prima vista. Abituato alla musica classica e neoclassica, rimasi colpito e affascinato da Vivaldi: lo trovai un autore dirompente, estremamente contemporaneo, ritmico, molto incisivo dal punto di vista melodico, capace di trascinarmi con sé. E lì nacque la passione.

Una passione che lo ha condotto poi a uno studio dettagliato e approfondito della sua musica.

Alla trascinante passione iniziale si sovrappose ben presto l'interesse analitico per questo personaggio e la sua opera: cominciai a studiarlo, a indagarlo e a trascrivere tutto ciò che era a mia disposizione. In quegli anni era molto difficile trovare delle partiture di Vivaldi e di musica barocca in genere, ricordo che tale era la mia “fame” per Vivaldi che spesso compravo i dischi e li mettevo in partitura ascoltandoli e “sezionandoli” strumento per strumento.

Addirittura?

Sì, conservo ancora trascrizioni di arie della “Vita Triumphans” fatte a tredici, quattordici anni, messe in partitura dal disco. È stato uno sforzo notevole, ma ne è valsa la pena.

A Vivaldi è legata anche la massima soddisfazione che ha vissuto nella sua carriera musicale.

Sì, e non si tratta di un concerto. Ho avuto il piacere e l'onore di dirigere orchestre sinfoniche in teatri e luoghi prestigiosi, ma la soddisfazione più bella per me è stata quando, nel 2007, il musicologo danese Peter Ryom mi ha affidato il compito di diventare il suo successore come catalogatore della musica di Antonio Vivaldi.

In pratica, di cosa si tratta?

Non significa solamente mettere in ordine le opere di Vivaldi, ma avere una grossa responsabilità nel decidere cosa è autentico e cosa no in un “mare” di migliaia manoscritti che ci hanno trasmesso la sua musica. Un lavoro più da filologo che da musicista: ma è un “gioco” che mi assorbe e mi diverte enormemente. 

E mentre studia le partiture o dirige un'orchestra, sopravvive qualcosa del pittore che è in lei?

Sono solito trattare separatamente le due arti, musica e pittura, ma entrambe restano unite nella mia mente. La memoria visiva che ho sviluppato in pittura, per essere in grado di ridipingere un soggetto che si è fissato nella mia mente, si è rivelata utilissima per lo studio delle partiture musicali: riesco infatti a “fotografare” le pagine dal punto di vista grafico e ciò mi consente di ricordare a mente note e ingressi mentre dirigo l'orchestra. Mi accorgo, inoltre, che il mio stile di direzione è plastico e animato, come se volessi rappresentare la musica attraverso rapide “pennellate” sulla tela di quadro.

Lei è molto noto al pubblico toscano per le sue vignette satiriche sul “Vernacoliere”, il celebre mensile goliardico livornese. Quando e come nasce questa collaborazione?

Nasce casualmente quando ero ancora bambino, se non ricordo male disegnai la prima vignetta a soli dieci anni! A quel tempo, parliamo degli anni Settanta, il “Vernacoliere” era ancora un giornale di cronaca locale con una pagina dedicata alla satira in dialetto livornese: in questo angoletto comico – tra l'altro castigatissimo! – mio padre era solito disegnare la vignetta centrale, ma svolgeva questo incarico senza troppo entusiasmo, più che altro per l'amicizia verso il direttore Mario Cardinali. Non si sentiva tagliato per fare il fumettista satirico, e un giorno propose a me di disegnare la vignetta: io ne fui entusiasta e da quel momento, per anni, continuai a disegnarla. Poi il giornale ha cambiato pelle, è diventato quel mensile “sboccato” e goliardico che tutti conosciamo, e io ho continuato a collaborare creando “miei” personaggi, al limite tra l'assurdo e il non-sense, e dando vita a piccole storie.

In effetti ciò che colpisce è la brevità delle storie: al massimo cinque, sei vignette di satira sociale e di costume, con trovate comiche e battute folgoranti.

Non sono un fumettista bravo a creare storie lunghe, nè a dare vita a personaggi con una loro vicenda o personalità ben precisa; io preferisco concentrarmi su storie brevissime dall'impatto immediato, con una battuta salace, una chiusa fulminante o un'espediente comico per far ridere il lettore. E da qui l'invenzione di personaggi assurdi, grotteschi, stereotipati, che diventano strumenti di una piccola satira di costume sui vizi e i tic della gente.

In conclusione, l'immagine che emerge dalla sua carriera è quella di un artista eclettico, dai molteplici interessi, in grado di cimentarsi con successo in più linguaggi artistici. Secondo lei l'artista dovrebbe fare proprio questo, ovvero cercare di abbracciare più campi d'interesse, oppure tentare di eccellere e primeggiare in un settore specifico ma limitato della cultura?

Ho avuto la fortuna di crescere e di formarmi in un ambiente dove ho avuto la possibilità di sviluppare e intraprendere più percorsi artistici, dalla pittura alla musica, dal disegno alla saggistica, e continuo con piacere e serietà a battere tutte queste strade. In effetti in molti mi vedono come un personaggio un po' strano, forse anche un po' eccentrico, ma io ho sempre cercato di coltivare e portare avanti in parallelo molti interessi, rifiutando quella iper-specializzazione artistica e culturale che oggi va per la maggiore. Più che artista “totale”, mi considero, più semplicemente, un artista rinascimentale o barocco. Mi vedo meglio nelle vesti di un uomo del Cinquecento o del Settecento: un uomo che non ha paura di mettersi alla prova in più campi, che apprezza la cultura classica e che ama l'arte in tutte le sue forme.

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