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Sabato, 09 Novembre 2019 13:06

“Ri-Leggere” la Città: un progetto possibile?

di Andrea Capecchi

Pistoia – Sarebbe possibile riproporre, magari in una nuova veste, l'ex rassegna “Leggere la Città”?

Nel dibattito sulla cultura pistoiese e sull'eredità di Pistoia Capitale riaffiora spesso, quale argomento di discussione e di scontro, il defunto festival “Leggere la Città”, nato nel 2013 e proseguito per cinque edizioni fino al 2017 – anno di Pistoia Capitale della Cultura – quando si è deciso di sopprimerlo e di non proporlo più all'interno del calendario culturale pistoiese.

Lasciando da parte gli aspetti politici ed economici della rassegna, e concentrandoci sull'elemento culturale, appare evidente come questa manifestazione, nel corso degli anni, abbia rappresentato un appuntamento molto significativo dal punto di vista culturale – basti pensare ai personaggi di altissimo livello ospitati a Pistoia: il filosofo Bodei, il costituzionalista De Siervo, lo storico Cardini, lo scrittore De Carlo, solo per fare alcuni nomi – ma allo stesso tempo caratterizzato da punti di debolezza che a lungo andare ne hanno minato la felice prosecuzione.

Cos'è che non ha funzionato?

Il festival era nato con l'obiettivo di dedicare un fine settimana, di solito a inizio aprile, a un confronto sullo spazio urbano, inteso soprattutto come spazio di dialogo all'interno della comunità cittadina, portando avanti la lezione dell'architettura umanistica di Giovanni Michelucci.

L'intento dei promotori era quello di rinnovare gli stimoli proposti dall'illustre architetto pistoiese e rendere, almeno per tre giorni, la città di Pistoia il centro di un dibattito attorno al futuro della città – o, meglio, alla città del futuro – tra nuovi e vecchi spazi urbani, interventi di riqualificazione, riconversione industriale, tutela dei centri storici, costruzione della “green city” e della “smart city” dei prossimi decenni. Ma anche una riflessione, alla quale hanno partecipato filosofi, giuristi, storici, scrittori, che andava ben oltre i campi dell'architettura e dell'urbanistica per indagare il concetto stesso di identità cittadina e per trovare le migliori soluzioni alla costruzione di una città aperta e inclusiva, custode delle proprie tradizioni e della propria storia e identità, ma allo stesso tempo accogliente, plurale e capace di guardare con fiducia al futuro.

Non, dunque, un festival dedicato solo all'urbanistica – come, d'altra parte, non è possibile definire i “Dialoghi sull'Uomo” un semplice festival di antropologia – ma, almeno nelle intenzioni, il punto di partenza per una serie di incontri e conferenze che dovevano mettere Pistoia al centro di una riflessione sul futuro della città.

Ed è forse questo il primo punto critico della manifestazione: come alcuni hanno sottolineato, era necessario evidenziare in maniera ancora più marcata e più forte il legame tra la città di Pistoia e un festival che, altrimenti, rischiava di essere troppo “impersonale” e di andare a costituire una delle tante kermesse facilmente “replicabili” e riproducibili in qualunque città italiana. La stessa osservazione che alcuni muovono ai “Dialoghi”, accusati, a torto o a ragione, di essere un festival privo di “un'anima pistoiese” e poco legato alla città.

La natura stessa di Pistoia, esempio di città “di provincia” inserita in un tessuto di tipo metropolitano, vicina ad altri centri urbani ma dotata di una forte identità civica e storica, poteva portare a una scelta forse un po' più ambiziosa e coraggiosa: prendere la nostra città a “modello” per tante altre città di provincia e di medie dimensioni per avviare un dibattito sul futuro della città italiana. Elevando Pistoia a laboratorio attivo di progetti, idee, innovazioni e proposte, non solo a livello architettonico e urbanistico. Se ciò è avvenuto, non è stato sufficientemente avvertito dal pubblico e dai cittadini: ci si è limitati a partecipare agli eventi in programma certo con interesse, ma senza la giusta consapevolezza di star immaginando, progettando e costruendo la Pistoia del futuro.

Gli eventi: alcuni sono risultati molto seguiti e partecipati, altri, più indicati per specialisti del settore e addetti ai lavori, hanno avuto scarso seguito di pubblico. Il carattere gratuito della manifestazione – anch'esso oggetto di polemiche – alla fine non ha spostato i numeri o incentivato particolarmente i cittadini a partecipare: come spesso accade, in presenza di temi di maggiore richiamo o di grandi nomi della cultura si è avuto il “pienone” in Sala maggiore, viceversa per conferenze meno appetibili si è faticato molto ad attirare i cittadini e a coinvolgere il mondo delle scuole, come avviene invece con buoni risultati con i “Dialoghi”, dove i ragazzi sono protagonisti attivi della kermesse.

E poi: Pistoia non è forse – con un termine un po' abusato – la “città del verde”? In una fase in cui si parla sempre di più di ambiente, sostenibilità, ecologia, green economy e green city, si vuole veramente puntare sul “verde” di Pistoia? È possibile promuovere Pistoia come “città del verde”, ovvero una città che, oltre al verde delle piante e dei vivai, dei parchi e dei giardini, vuole emergere e distinguersi per la sua adesione a un nuovo modello di città sostenibile? Pistoia può avere tutte le carte in regola per diventare esempio di progettazione e costruzione di una città del futuro a misura d'uomo e di cittadino, esprimendo al massimo tutte le sue potenzialità.

Potrebbe essere questa – come alcuni suggeriscono – la giusta chiave per ricominciare a “ri-Leggere” la Città? Le questioni da prendere in considerazione sono molte e complesse, a partire dagli aspetti economici, ma una riflessione fra tutti i soggetti potenzialmente interessati su questo tema, e che hanno a cuore lo sviluppo di una visione a medio e lungo termine per la nostra città, deve essere fatta. Una riflessione seria, costruttiva, partecipata, che parta dall'iniziativa e dalle idee di enti, associazioni, singoli cittadini, per portare avanti, insieme alle istituzioni pubbliche, un progetto condiviso sulla città. Per la sua storia, la sua tradizione nei campi dell'arte e dell'architettura, la sua collocazione geografica, la sua identità, le sue vocazioni, Pistoia può giocarsi questa chance e diventare laboratorio della città futura? Oppure è meglio lasciar perdere?

In ogni caso sarebbe un grave errore pensare di far resuscitare il festival “Leggere la Città” nella forma originaria, senza apportare correttivi nè modifiche di sorta: il rischio è quello – come si è cercato di evidenziare in precedenza – di incorrere di nuovo nelle criticità e nei limiti culturali che hanno frenato la manifestazione, al di là delle scelte politiche che hanno portato alla sua cancellazione.

Sarebbe più opportuno, forse, puntare su una rassegna originale, di stampo divulgativo, che sappia mettere Pistoia e la sua realtà sotto la lente d'ingrandimento e porre la nostra città al centro del dibattito, mantenendo così, pur nella varietà degli interventi e degli argomenti trattati, un forte legame con la città e il suo territorio.

Originalità, concretezza, coraggio di osare, attenzione all'ambito locale: sono questi i quattro elementi che, parlando con alcuni operatori culturali pistoiesi, sono avvertiti come mancanti nel panorama culturale della città. Una nuova kermesse – come l'immaginata “Leggere la Città” 2.0 – potrebbe colmare questa lacuna? Forse: se sarà pensata, organizzata e strutturata in maniera attenta, mantenendo la propria autonomia rispetto ai “Dialoghi”, ed evitando di scimmiottare questa manifestazione per non prestarsi all'accusa – in passato rivolta a “Leggere la Città” – di essere il doppione se non la brutta copia dei “Dialoghi”.

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