Venerdì, 29 Maggio 2020 16:07

Cristina Pezzoli, un “ciclone appassionato” nel ricordo di Monica Menchi

Cristina Pezzoli Cristina Pezzoli

di Francesco Belliti

Pistoia - “Lavorare con lei è stata una svolta per la mia vita artistica”.

La scomparsa di Cristina Pezzoli ha rattristato profondamente tutto il settore teatrale italiano: oltre al cordoglio, non sono mancati gli attestati di stima di chi, in tutto il Paese, ha avuto modo di conoscere e collaborare con la regista originaria di Vigevano.

Una grande professionista e artista che, da diversi anni, si era legata indissolubilmente alla città di Pistoia, ricoprendo inoltre, dal 2002 al 2005, il ruolo di Direttrice artistica del Teatro Manzoni. E il suo ricordo è affidato a una delle persone con cui ha lavorato più spesso negli ultimi anni: l’attrice pistoiese Monica Menchi.

“Ci siamo conosciute per la prima volta negli anni in cui era Direttrice artistica al Manzoni. La prima cosa che abbiamo fatto insieme è stata ‘Storie di famiglia’, un lavoro molto interessante. Ci siamo poi rincontrate nel 2011 allo Spazio Compost a Prato dove aveva dato vita ad un laboratorio interdisciplinare ed interculturale dove venivano attori da tutta Italia. Ho partecipato a una sua Masterclass con Letizia Russo, che scrisse ‘Opera viva’, un testo particolarmente difficile. Fu in quella occasione che io e Cristina facemmo una litigata difficile da dimenticare. In realtà io ero affascinata da lei, perché aveva un’energia infinita: era capace di stare anche 14 ore a lavorare, seguire tutti gli attori e dare a tutti noi un metodo. Un metodo molto difficoltoso che, alla fine di quell’anno, ho accettato e compreso fino in fondo. Cristina voleva rendere gli attori più creativi e autonomi: pensava infatti che il teatro italiano producesse solo dei polli da allevamento e che l’attore, per essere artista, dovesse imparare a creare, a scendere nelle profondità del personaggio. Per fare questo bisogna prima conoscere noi stessi e metterci tanto in discussione. Un’altra bella frase che ci diceva sempre era: ‘Non capisco perché il pubblico debba emozionarsi quando siete voi i primi a non emozionarvi’”.

La memoria di Monica Menchi passa poi all’incontro successivo, quello che porterà alla messa in scena de ‘La vita accanto’, adattamento teatrale, scritto da Maura Del Serra, dell’omonimo romanzo di Maria Pia Veladiano.

“In quell’occasione c’è stata una simbiosi pazzesca tra me e Cristina. Abbiamo lavorato per una ventina di giorni, dalla mattina alla sera, sia sul testo che in improvvisazione, per creare il personaggio di Rebecca. Ho toccato con mano la sua estrema generosità, il suo darsi, il suo entusiasmo man mano che il lavoro andava avanti. Io ero stanca morta in certi momenti e lei mi rassicurava: ‘Menchi, più sei stanca più vai in scena bene’. Ho imparato da lei anche la pochezza che ci può essere sulla scena: il gioco consiste nel far diventare gli oggetti altro da sé. È stato straordinario riuscire a fare una quarantina di personaggi, raccontati dalla protagonista, utilizzando quei pochi oggetti. Subito dopo abbiamo lavorato alla ‘Hedda Gabler’ a Milano. Anche lì mi ha affidato un personaggio difficilissimo: dovevo stare in scena per due ore a fare una vecchia senza età (la domestica Berte). Fui sorpresa nel vedere come il pubblico fosse convinto di avere davanti un’attrice veramente anziana, solo dal mio modo di utilizzare il corpo e la voce”.

“Con Cristina non c’era mai una fine. Noi andavamo in scena con una parentesi aperta: per lei il teatro è vita, movimento, non si può confezionare mai un prodotto, altrimenti muore. Anche tutto quello che può accadere di esterno all’opera deve essere messo dentro e farne un altro lavoro di ricerca e di improvvisazione. Quello che doveva accadere in scena era l’accadimento continuo. Questo ormai fa parte di tutto quello che faccio. Cristina è stato il momento di svolta della mia vita artistica: mi ha permesso di capire tanto di me stessa, di non contaminare i personaggi, di arrivare al pubblico. Adesso addirittura mi viene difficile reinserire la quarta parete, perché con lei ho imparato a parlare con gli spettatori, anche a pochi centimetri”.

“Non si incontrano facilmente registi come Cristina – conclude Monica Menchi – Quello che vorrei che venisse fuori di lei è la sua immensa generosità. Era un ciclone, una forza della natura, instancabile, appassionata, talentuosa nella regia quanto nella didattica. Ha cambiato la vita a molti attori”.

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