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Sabato, 24 Ottobre 2020 16:29

“Regalo di Natale”: presentato il libro sull’azzardo dei fratelli Avati

La presentazione del libro allo Spazio (fotografie di Stefano Di Cecio) La presentazione del libro allo Spazio (fotografie di Stefano Di Cecio)

di Francesco Belliti

Pistoia - Un film cult di un grande regista, tra una sceneggiatura in forma di romanzo, aneddoti e scommesse vinte.

Erroneamente definito un film sul poker, tanto da essere a volte citato dagli appassionati giocatori di carte, ‘Regalo di Natale’ può essere tuttavia raccontato come un azzardo, una scommessa.

Film del 1986, diretto da Pupi Avati e scritto da quest’ultimo insieme al fratello Antonio, impressiona ancora oggi per il suo modo di raccontare l’amicizia, per il suo cinismo e la sua cupezza. Una pellicola a cui i fratelli Avati sono rimasti molto legati, riconoscendola come uno dei loro lavori migliori. Si arriva dunque ad oggi, a Presente Italiano e alla libreria Lo Spazio in via dell’Ospizio, dove è stato presentato il libro ‘Regalo di Natale – Sceneggiatura, testimonianze, fotografie’.

Alla presentazione, in rappresentanza di Bietti Edizioni, sono intervenuti la editor Ilaria Floreano e il curatore Claudio Bartolini, ormai partner di lunga data di Presente Italiano. “Siamo contenti di essere qui con un prodotto nuovo, cosa assolutamente non scontata – ha così iniziato Ilaria Floreano – Una novità di cui andiamo molto fieri, che è anche speciale perché il libro è incentrato sulla sceneggiatura originale del film. Una sceneggiatura scritta in modo molto particolare che ha poi prodotto un film molto psicologico e duro. Sono poi presenti le prefazioni di Pupi e Antonio Avati e fotografie dal set forniteci dalla 2A, la loro casa di produzione. A completare, le testimonianze degli attori protagonisti del film, a parte Carlo Delle Piane che se ne è andato prima che il libro entrasse in lavorazione. Tutti sono stati molto felici di dire la loro: si è creata, negli anni, una specie di ‘Banda Avati’, formata da attori cui Pupi ha svoltato la carriera. Diego Abatantuono, l’ex ‘terrunciello’ su cui è stata fatta una scommessa nel fargli interpretare il protagonista del film, Franco, ne è un esempio concreto”.

“Abatantuono non era stata la prima scelta di Avati – ha rivelato Claudio Bartolini – Il regista aveva effettivamente pensato dapprima a Lino Banfi, un altro volto comico molto connotato a livello dialettale. Avati ha questa particolarità di innamorarsi degli attori, di fare delle scommesse su persone che hanno bisogno di rinnovarsi, vincendo spesso. Banfi, comunque, rinunciò alla parte perché chiamato da Dino Risi a fare ‘Il commisario Lo Gatto’: se ne pentì, poi, per il resto della vita. Abatantuono, prima di essere scelto, viveva una situazione drammatica: non lo voleva più nessuno, viveva da solo da un anno ed era irrintracciabile. Il periodo da ‘terrunciello’ era finito, il personaggio non faceva più ridere. Un nome in declino che subito ha interessato Pupi, amante delle sfide, che si è messo subito a cercarlo per poi trovarlo, dopo un mese e per puro caso, a casa della sua ex compagna. Alla proposta, l’attore rispose con una domanda: ‘Ma sei sicuro?’. Era spaventato dal fatto di doversi misurare con un film drammatico: si è messo tuttavia in gioco ed è venuto fuori il personaggio di Franco”.

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“Altro gioco del destino è quello che accade con Luigi Montefiori, alias George Eastman – ha proseguito Bartolini – La parte inizialmente era stata scritta per Jean-Pierre Leaud, che con Avati aveva già fatto ‘Aiutami a sognare’. Il personaggio era pienamente nelle corde dell’attore, un co-protagonista con il physique du role dello sciupafemmine. Leaud però viene arrestato in Francia e Pupi deve ripiegare su Luigi Montefiori, sempre un caratterista anche se diverso per il suo essere stato l’energumeno di moltissimi film di genere italiani tra la fine degli anni ‘70 e l’inizio degli anni ‘80. Viene scelto per il personaggio di Stefano e la sceneggiatura viene stravolta: da donnaiolo a omosessuale. Una montagna d’uomo che, nella sua prima battuta nel film, rivela esplicitamente la sua natura. Bisogna evidenziarlo, anche per andare contro a chi ha sempre reputato Pupi Avati un bacchettone, refrattario a dare spazio a tematiche come l’omosessualità. Infine, mentre Cavina e Delle Piane erano già attori feticci di Avati, Alessandro Haber si presentò all’improvviso dai fratelli Avati, urlando e piangendo, e convinse subito Pupi a prenderlo per il ruolo di Lele. In verità, Haber fece quella piazzata perché voleva assolutamente lavorare con il regista”. 

“‘Regalo di Natale’ - ha aggiunto Bartolini – è un film sulla disgregazione degli affetti e dell’amicizia. È il film più nero e cinico di Avati: un gruppo di amici in un interno che si accoltella alle spalle nella notte di Natale, quella dove si dovrebbe stare in famiglia e non attorno ad un tavolo da poker. È un saggio di disillusione e di solitudine, scritto in una sceneggiatura strutturata in forma di romanzo, dove il tempo usato è il passato remoto. Il risultato è un film d’autore con cinque attori motivatissimi che tirano fuori quelle che, probabilmente, sono le loro più grandi interpretazioni. Fu una scommessa per tutti, anche per il produttore Luciano Martino, che all’epoca faceva circa trenta film di genere all’anno. ‘Regalo di Natale’, essendo praticamente tutto girato in una villa a Roma, fu un investimento che costò quasi zero. E andò benissimo al botteghino, tanto da diventare, negli anni, un film di culto. Da ciò venne fuori la proposta di Medusa per realizzare il seguito, che uscì infine nel 2004 col titolo ‘La Rivincita di Natale’. Questo secondo capitolo, insieme a ‘Il nascondiglio’ l’unico film che Avati fece su commissione, fu uno dei più grandi fiaschi nella storia della 2A ed è ancora una ferita per lui e suo fratello Antonio”.

“Pupi e Antonio non sapevano giocare a poker – ha rivelato in conclusione Bartolini – Addirittura si fecero affiancare da un giocatore professionista. Leggendo questa sceneggiatura e raffrontandola al film, ci si può rendere conto di quante scene sono state eliminate, tagliate in parte, anticipate o posticipate. Ci sono cose che non erano scritte che poi, in bocca ad un attore, sono cambiate, oppure esempi di sottrazione rispetto a ciò che in sceneggiatura era più esplicito. Questo dimostra quanto Avati sia un maestro dell’intimismo, che preferisce dire una battuta in meno che una in più, abbassare di un tono il volume di un attore piuttosto che alzarglielo. E questo è forse il segreto di ‘Regalo di Natale’”.

 

L’omaggio si è poi concluso al Cinema Roma con la proiezione del film. Un’occasione per riapprezzare una delle opere più belle del cinema italiano, assimilabile ad altri capolavori come ‘Amici Miei’ o ‘C’eravamo tanto amati’ per come è riuscito a raccontare l’amicizia in tutte le sue sfaccettature. Un film rischioso come una partita di poker che però il tempo ha premiato e consegnato alla storia.

 

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