Giovedì, 17 Novembre 2016 14:30

Una stanza e tanti mondi: la pianista Giulia Mazzoni presenta il suo nuovo album

di Leonardo Cecconi

E' il fenomeno del momento per quanto riguarda l'easy listening. Giulia Mazzoni, 24enne di Prato, è il nome nuovo tra gli esponenti di questo genere musicale, divenuto famoso in Italia grazie a Giovanni Allevi. Easy listening solitamente è un genere usato per colonne sonore o sigle, quasi sempre strumentale ed avvicinabile al lounge.

In Italia i precursori sono stati artisti come Ludovico Einaudi, Arturo Stalteri o Roberto Cacciapaglia, mentre a livello mondiale li possiamo trovare in Wim Mertens, Michael Nyman, Yann Tiersen o nei giapponesi Ryuichi Sakamoto e Joe Hisaishi. Ma è stato Allevi, grazie alla solida campagna pubblicitaria fatta intorno al suo nome, ad aver dato risalto ad un genere che era rivolto solo ad una piccola nicchia di appassionati e che, improvvisamente, è divenuto quasi fenomeno di costume. Il 18 novembre, nella Sala Vanni di Firenze, Giulia Mazzoni presenterà il suo secondo disco, “Room 2401”, che esce a tre anni di distanza dal suo primo lavoro “Giocando con i bottoni”.

Come nasce il titolo del tuo nuovo disco?

“Nasce da una stanza realmente esistente, che ho incontrato in cima ad un grattacielo di Chicago. Dopo il mio primo album, ho cercato di capire il mondo, viaggiando in India, Stati Uniti e Cina, paese nel quale ho fatto un tour importante; l'incontro con queste culture mi hanno maturata e cambiata, sia a livello artistico, che mentale ed in questo processo rientra questo album, con la stanza che è l'inizio di tutto. Può sembrare poco poetico, ma la mia stanza era piena di colori e qui ho riscoperto me stessa ed ho trovato la scintilla per aprirmi al mondo, comunicando come una nuova Giulia. E' un disco che mi rappresenta maggiormente rispetto al precedente, anche perchè composto nell'arco di un anno, con vicende che maggiormente mi rappresentano e che sono vicine alla Giulia attuale, mentre il primo conteneva pezzi composti a 16 anni. E' un album con tredici tracce e tre bonus track, con due brani per piano e violoncello; uno di questi è Ellis Island, che avevo già inserito nel primo album, ma a cui ho deciso di dare vita nuova, con questo arrangiamento. Poi c'è Merope scritta per piano e hand pan e infine un duetto con Michael Nyman, dal titolo The Departure”.

A proposito di Nyman, lo hai spesso definito come il tuo maestro o mentore. Cosa c'è in lui che ti crea maggiori emozioni rispetto ad altri musicisti?

“Nyman lo conosco da quattro anni, ma non avevo mai avuto il coraggio di collaborare insieme, anche per l'enorme rispetto che nutro in lui. Con il nuovo album, ho avuto il coraggio e la sfacciataggine di andare e Londra e chiedergli se voleva collaborare con me; al contrario di quello che mi aspettavo, mi ha stupito rispondendomi di si e dopo pochi mesi ci siamo trovati per un suo concerto al Teatro dell'Opera di Firenze. Abbiamo stabilito quale brano sarebbe entrato nel disco e lo abbiamo inciso. The Departure è un pezzo scritto da Nyman per il film Gattaca ed è la prima volta che collabora con un altro pianista, quindi per me è stata una emozione immensa. Naturalmente stimo molto anche Sakamoto e Philip Glass. Diciamo che amo Nyman, come John Adams o Terry Riley, considerati i maestri del minimalismo nella musica contemporanea. Come lo stesso Yann Tiersen o altri, che amo moltissimo; la musica di Nyman mi permette di viaggiare con mente e pensiero e riesce a descrivere i contrasti dei sentimenti, i timori e le paure. Quando ho iniziato a studiare pianoforte, non volevano che suonassi qualcosa di diverso dalla classica; poi mi regalarono lo spartito di Lezioni di piano ed ho iniziato a suonare sempre quello”.

Quando ho parlato di easy listening, non sei apparsa propriamente concorde. Come definisci il genere di musica che proponi?

“La definisco musica contemporanea, che al suo interno ha echi pop, rock e classica, in quanto il pianoforte è classico. Mi discosto da artisti come Sakamoto, Glass o Tyersen, perchè fanno parte di un'altra generazione ed avevano altri obiettivi; inoltre sono compositori uomini e quindi con una sensibilità diversa rispetto a quella femminile. Il piano è un mezzo per esprimere la mia idea ed il mio sentimento; non mi vergogno ad usare il termine pop, perchè mi piacerebbe che questo strumento fosse conosciuto anche dalle nuove generazioni. Il pianoforte è nato a Firenze da Bartolomeo Cristofori ed ha potenzialità moderne, proprio perchè può parlare ad un pubblico trasversale. La mia è una musica emozionale, che si fonda sulle emozioni, sono fotografie che scatto vivendo, esperienze di vita. Mi piacerebbe che le persone l'ascoltassero chiudendo gli occhi e viaggiassero con l'anima e la fantasia”.  

Molto è stato scritto e molto è stato suonato ad oggi. Come il protagonista di Novecento, il libro di Baricco, c'è il rischio di avere paura di quello che “c'è fuori”. Cosa ricerca una 24enne che oggi vuol comporre musica?

“Ci ho pensato ed in effetti può mettere ansia. Non so se stò innovando, questo lo dirà il tempo. Mi interessa raccontare e scrivere emozioni e sentimenti, quello che mi succede o può succedere agli altri. La musica che faccio è pop, perchè è una fotografia del presente”

Hai ricevuto anche critiche e da alcuni vieni accomunata ad Allevi, che molti musicisti ritengono un artista decisamente sopravvalutato. Quali sono le differenze fra te ed il pianista ascolano?

“Intanto sono Giulia e rispondo che non faccio classica e non sono una pianista classica. Non ho detto che non stimo Allevi, ma non faccio il suo tipo di musica. Le critiche sono ben accette ed a volte sono state anche molto costruttive per me, perchè quando presenti un progetto nuovo devi aspettarti tutto. Questo disco rappresenta una crescita rispetto al precedente album, anche grazie a critiche ricevute e mi piacerebbe che fosse ascoltato senza pregiudizi e che ci si concentrasse sulla musica, perchè merita di essere ascoltato, anche più di una volta. Non utilizza armonie complesse e credo richieda un ascolto attento e senza pregiudizi”.

Dovessi abbinare un altro artista al tuo pianoforte, sceglieresti un cantante o un altro strumentista?

“Un cantante. Mi piacerebbe fare qualcosa con Pharrell Williams e, fra gli italiani, con Elisa o Francesco De Gregori”.

Adesso hai in programma un tour per la presentazione del nuovo disco?

“C'è stata una prima fase legata alle Feltrinelli e Mondadori. Dopo il concerto del 18 alla Sala Vanni, dove presenterò l'album e suonerò alcuni brani, sarò domenica 20 al Bravo Caffè di Bologna e poi altre date di presentazione. Il tour italiano partirà a gennaio o febbraio toccando tutta Italia, ma suonerò anche in Cina, Korea e Giappone”.
 

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