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Mercoledì, 26 Giugno 2019 09:45

Benvegnù, Fiori e Dente: una serata con l'Orchestra Multietnica di Arezzo

Benvegnù, Fiori e Dente: una serata con l'Orchestra Multietnica di Arezzo Leonardo Cecconi

di Leonardo Cecconi

PISTOIA – La rassegna Teatri di Confine ha portato un evento di grande suggestione alla Fortezza Santa Barbara.

L’Orchestra Multietnica di Arezzo ha suonato con tre ospiti speciali come i cantautori Dente, Paolo Benvegnù e Alessandro Fiori, regalando agli spettatori quasi due ore di musica, in un percorso attraverso varie culture.

Dal 2007 questa particolare ensemble cerca di costruire un percorso di pace attraverso culture e tradizioni diverse, dal Nord Africa alla Turchia, passando per la Grecia, i Balcani, l’Est Europeo e naturalmente l’Italia.

Paolo Benvegnù, fondatore degli Scisma e nota voce del panorama cantautorale italiano, Dente (Giuseppe Peveri) ed il cantautore aretino Alessandro Fiori, hanno interpretato i loro brani più famosi, inframezzati da musiche popolari argentine, armene e albanesi; da Cerchi nell'acqua a Quando passa lei di Benvegnù, da Porco Diaz a Fuori piove per Fiori, fino a Vieni a vivere e Buon appetito di Dente, la serata si è chiusa con Bella ciao e Todo cambia, una delle più belle canzoni contro la guerra. L'orchestra è stata diretta da Enrico Fink, attore e musicista e Luca Baldini.

Abbiamo incontrato i tre autori prima del concerto, per una breve intervista.

Come nasce l'idea di unirvi in questo progetto e cosa lega il vostro linguaggio musicale?

P. Benvegnù. “Il progetto dell'orchestra nasce oltre dieci anni fa, con l'idea di prendere le persone mescolate ad Arezzo e che venivano da diversi posti, creando una musica comune. Io sono uno dei cantanti provvisori e mi sento provvisorio come chi arriva da fuori in un posto stanziale. L'idea di noi tre assieme credo sia quella di differenziare la musica che facciamo, perchè spesso l'orchestra esegue solamente musiche etniche; hanno cercato di far capire che anche noi siamo un'etnia, con tre musicisti che fanno cose diverse, anche se in italiano. Sarà retorica, ma è entusiasmante come la musica unisce i popoli ed i componenti”.

A. Fiori. “Io e Paolo apparteniamo ad una generazione di cantautori demodè, anche se io di moda non sono mai stato. Mi spiace dire che non abbiamo mai collaborato in senso stretto e mi piacerebbe farlo in futuro”.

Dente. “E' una orchestra multietnica che chiama degli ospiti e sono stato chiamato sei mesi fa, con un primo concerto durante il Premio Ciampi. L'esperienza è piaciuta a me e loro ed abbiamo deciso di fare altre tre date con questi due musicisti, che conoscevo da tempo ed è una grande gioia lavorare con loro”.

Siete tre autori che hanno mantenuto una coerenza artistica ed un ottimo livello di scrittura. E' cosi difficile per un musicista fare come il vino, migliorare invecchiando?

P. Benvegnù. ” Bergonzoni dice: non è il successo, è far succedere. Il problema è sempre il denaro. Se uno sceglie il successo, inevitabilmente va a peggiorare perchè semplifichi il tuo metodo. Spesso cercando la semplicità, trovi la banalità; De Gregori ad esempio è uno che si è sempre mantenuto su grandi livelli, a differenza di altri importanti cantautori italiani”.

A. Fiori. “Dipende dal vino. Come nel vino e nella creatività esiste una parabola discendente. Finchè si vive una vita ganza, le cose che si fanno sono ganze, ma quando ti rilassi quel colore rosso rubino diventa più “mattonato” ed iniziamo ad essere meno interessanti. Non esistono ricette e tutto è abbastanza casuale, perchè all'interno di un percorso prendi separatamente i punti, che messi a confronto forse sono parenti. Se la nascita dei figli mi hanno cambiato? Non so, sono sorpreso dal fatto di avere ancora voglia di fare musica in questo momento della vita. Non ho motivi lavorativi che mi portano o mi costringono a fare certe cose, ma ho questa impellenza e gioia di fare musica. Immagini in vent'anni quante testate si sono date, quante piccole delusioni ci sono state o aspettative tradite; con i figli ci sono da misurare maggiormente le energie perchè ti trovi sempre di fronte a sorprese, ma nonostante questo si ha sempre voglia di parlare”.

Dente. “E' difficilissimo riuscire a cambiare come persone ed unire il proprio percorso artistico. A volte si cambia come persone, ma si fatica a portare con se la propria musica. Io sto provando, anche con il disco nuovo. Un progetto con Brunori Sas? Abbiamo fatto cose assieme, siamo amici e spero di ripetere questo connubio”.

Nessuno di voi ha mai fatto Sanremo. Avete mai avuto interesse o desiderio di provare questa esperienza, che sembra agli antipodi del vostro modo di intendere la musica?

P. Benvegnù. “La voglia di farsi conoscere al grande pubblico non ce l'ho. Un pò mi sono fatto conoscere, ma come diceva Gaber: la massa fa massa. E' anche vero che ho provato a mandare due volte un pezzo a Sanremo, mi hanno detto che era un bel brano, ma non ho risaputo niente. Lo facevo anche molto per i ragazzi che suonavano con me, che me l'avevano chiesto. In tutta franchezza non penso nemmeno di avere il talento per scrivere pezzi di successo perchè non ho un pensiero uniforme, che va a sposarsi con l'uniformità di pensiero. Essendo trasversale come intuizioni, forse non ho nemmeno il talento per scrivere un brano per Sanremo, ma va bene cosi”.

A. Fiori. “Sono una persona fantasiosa e mi è balenato anche di giocare il mondiale di calcio. Non ho mai provato e non ho mai avuto questa aspirazione. Ora che mi sono anche morti i nonni che lo guardavano, non ho più interesse. Naturalmente se capita un'occasione lavorativa posso farci un pensierino, ma non ho mai indirizzato”.

Dente. “Ci vuole il momento giusto, l'umore giusto e la canzone giusta. Potevo andarci qualche anno fa, ma non avevo la serenità giusta. Devono incastrarsi alcune cose e chissà che non accada in futuro”.

Progetti nell'immediato?

P. Benvegnù. ”Ho cominciato a scrivere per un disco che dovrebbe uscire il prossimo anno. Il progetto è quello di essere felice e, persi di fronte ai propri “desiderata”, ci dimentichiamo che il mondo è bellissimo e anche le sofferenze più straordinarie sono una lezione. Ho imparato questo e vengo guidato verso la felicità”.

Dente. “Uscirò con il disco nuovo in autunno. Sono contento per il mio ultimo lavoro del 2017 e spero di ripetermi”.

Da quali ascolti musicali venite?

P. Benvegnù. “Vengo dalla musica classica per certi versi, ma per altri da quella che si chiamava new wave; ho vissuto con entusiasmo le avanguardie di quegli anni, irripetibili dal punto di vista della creatività. Mi piace l'idea della freschezza di pensiero, che non siano cose rimasticate. Forse tra i preferiti sono i Tuxedomoon, ma come post new wave le idee si sono cristallizzate con i Talk Talk e l'ultimo di Mark Hollis. Io poi adoro ascoltare le persone parlare, come la radio di notte, anche gli audiolibri”.

A. Fiori. “Sono onnivoro e parto dagli ascolti genitoriali. Inizialmente dal cantautorato, come De Gregori, Dalla, Venditti, poi gli ascolti delle colonne sonore dei cartoni animati, quando ci lavoravano grandi professionisti. Poi la conoscenza del mondo metal e della musica classica e poi fisse personali, come Paolo Conte e Tom Waits. Da un paio di anni, con piacere, mi scopro anche ascoltatore del nostro ambiente; raramente avevo ascoltato cose indie italiane, mentre ora ascolto volentieri anche certi colleghi, come quelli con cui suono stasera. Se preferisco suonare o scrivere? Fa tutto parte dell'esigenza di alternare i tipi di comunicazione per avere sempre maggiori stimoli ”.

 

 

 

 

 

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