Speciali Reportcult: PISTOIA BLUES | PRESENTE ITALIANO


 
 

Sabato, 01 Agosto 2020 12:21

La “magica” chitarra di Alex Britti firma una serata d'autore

Alex Britti in concerto a Pistoia (foto di Stefano Di Cecio) Alex Britti in concerto a Pistoia (foto di Stefano Di Cecio)

di Andrea Capecchi

Pistoia - Una serata dai ritmi pop, jazz e blues, dove i generi musicali si intrecciano e si mescolano.

Il ritorno a Pistoia di Alex Britti in occasione del festival Blues Around conferma ancora una volta il successo di un artista versatile, che nel corso degli anni ha saputo conquistarsi l'affetto del pubblico con un cantautorato forse più noto per i suoi pezzi pop, ma dalla profonda e sincera anima jazz.

Nonostante abbia passato la cinquantina, lo spirito è ancora quello di un ragazzo con tanta voglia di suonare, che in quasi due ore di concerto ha ripercorso le tappe più importanti di una carriera trentennale.

Da “Mi piaci”, il pezzo che nel 1999 lo ha lanciato verso il successo, con il quale Britti ha aperto il concerto, fino ai brani delle sue partecipazioni a Sanremo (“non mi interessavano le classifiche, ma volevo portare sul palco dell'Ariston la mia anima jazz”), alle canzoni squisitamente pop delle estati tra la fine degli anni Novanta e i primi anni Duemila, quando lui e Ricky Martin duellavano a colpi di “tormentoni”, fino alle collaborazioni con Edoardo Bennato e al suo lavoro per il cinema, con la composizione della colonna sonora del film “Immaturi” dell'amico regista Paolo Genovese (“avevo molti dubbi, non ero abituato a scrivere su commissione, poi Paolo mi raccontò la trama del film e mi tornò in mente un vecchio brano che avevo iniziato a scrivere ma che da un anno era chiuso in un cassetto. Era l'occasione giusta per completarlo”).

Tanti i pezzi strumentali, alcuni eseguiti con la chitarra blues, con Britti che non ha rinunciato a mostrare al pubblico virtuosismi allo strumento e a rivelare un'anima blues e jazz che ha sempre rivendicato con orgoglio: “anche se sono un cantante pop – ha detto dal palco – la mia formazione jazz è stata fondamentale, per un periodo mi ci ero fissato, il jazz è quasi una droga, però mi è servito per mettere le basi del mio fare musica”.

Chiusura con i grandi successi – “Solo una volta”, “Una su un milione”, “La vasca”, “Piove” – che hanno trascinato il pubblico di piazza Duomo, con molti che si sono alzati in piedi – sempre indossando la mascherina e mantenendo il distanziamento – per ballare sul posto, rompendo quella compostezza imposta dalle norme sanitarie e da un concerto così raccolto. E per alcuni minuti è stato come tornare indientro al periodo della nostra adolescenza, alle canzoni estive “sparate” dalle radio al mare.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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