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Venerdì, 04 Settembre 2020 16:35

Tra risate e malinconia, Bobo Rondelli conquista la Fortezza

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Bobo Rondelli in concerto alla Fortezza (fotografie di Giovanni Fedi) Bobo Rondelli in concerto alla Fortezza (fotografie di Giovanni Fedi)

di Francesco Belliti

Pistoia - Una serata di canzoni originali, cover, gag e stilettate a colleghi e politici.

Un concerto di Bobo Rondelli è come un piatto molto elaborato e ricercato: può piacere ma, per apprezzarlo davvero fino in fondo, bisogna essere ben disposti verso i contrasti e i sapori non banali. Anche ieri sera, in una quasi colma Fortezza Santa Barbara, era lecito domandarsi se ci fossero solo fan o anche qualche neofita, se fossero tutti quanti pronti a quello che stavano per vedere o ci fosse anche qualche sprovveduto spinto dalla curiosità.

L’impatto con il cantautore livornese, salito sul palco dopo una mini-esibizione del giovane Fusaro, non poteva che essere subito all’insegna dell’ironia classica labronica: “Si suona qualche pezzetto, ma veloce perché poi ci si avrebbe anche da fare”, dice Rondelli con quella sua flemma che ti fa sempre dubitare se sia tutta scena o anche frutto di una precedente preparatoria bevuta.

Accompagnato unicamente dal pianista Claudio Laucci, parte con una cover immortale, ‘Perfect Day’ di Lou Reed, subito ad evidenziare il contrasto più evidente che contraddistingue ogni volta le sue esibizioni: il coinvolgimento emotivo da grande interprete canoro di pezzi seri e l’assoluta mancanza di filtri quando si mette a scherzare con il pubblico tra una canzone e l’altra.

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Animale da palcoscenico per tutte le occasioni, Rondelli inizia subito a sciorinare i primi bersagli della sua puntuta ironia: colleghi come Jovanotti, reo di aver seguito politiche e idee ecologiste per i suoi concerti salvo essere stato poi scarsamente remunerante nei confronti dei suoi lavoratori, e Andrea Bocelli, personaggio molto discusso in questi mesi a cui però Rondelli rimprovera solo il suo snobismo per non aver voluto interpretare con lui un pezzo, ‘La Chiappona’, per aiutarlo economicamente. “Avremmo fatto un tour in tutto il mondo insieme, un livornese e un pisano: avremmo fatto fare pace anche ad Israele e Palestina!”.

Cantastorie di personaggi a cavallo tra realtà e finzione, sfigati e poveri, protagonisti di avventure tragicomiche, quando va bene. Personaggi come il povero orso della canzone ‘Gigiballa’ o il soldato davanti al plotone di esecuzione de ‘Gli ultimi tre minuti’, cover dell’omonimo pezzo del 1967 del francese Pascal Daniel.

Rondelli stempera sempre, anche quando si presenta l’imprevisto. Si accorge infatti che non è l’unico a suonare nei dintorni: la musica proveniente dal locale in Piazza della Resistenza certe volte sovrasta o disturba i suoi pezzi più leggeri (cosa su cui ci si poteva sforzare, se non di evitare, almeno di porre rimedio). Sentendo distintamente le note dei Creedence Clearwater Revival, imbraccia la chitarra e, dopo un “Beccati questa, stronzo!” rivolto ai cosiddetti vicini, improvvisa ‘Have you ever seen the rain’. Segue poi un’esilarante imitazione di Mick Jagger, celebre vacanziero in quel di Castagneto Carducci (dove abitava sua madre), con ‘Miss you’.

Ma tra una battuta e l’altra, tra cui anche due interruzioni per quelle che chiameremo elegantemente “urgenti riunioni di gabinetto”, arriva il momento più intenso dedicato alla tenerezza dei ricordi, da ‘Nora’, canzone dedicata alla madre scomparsa, alla cover ‘Sporca estate’ del suo idolo Piero Ciampi e ‘Il cielo è di tutti’ da lui musicata sulla base del testo di Gianni Rodari, entrambe pensate per i figli “a cui spero di aver lasciato qualcosa”.

Ma, attraverso l’ultimo pezzo, emerge anche la sua polemica verso figure politiche arcinote: “Qualcuno ha avuto qualcosa da ridire sul fatto che i bambini a scuola cantino ‘Imagine’, tra poco diranno anche che non si può leggere Rodari e ‘Il cielo è di tutti’”. “I veri eroi di oggi – continua, per essere ancor più chiaro – sono i medici e gli infermieri, insieme a coloro che salvano le vite in mare, obbedendo alla legge naturale di soccorrere chi annega”.

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È un Bobo Rondelli, questo, che si avvia verso una conclusione più malinconica del concerto. Spazio sempre all’ironia con la vintage ‘Che gran fregatura è l’amor’, circondata però dagli esempi più magistrali della sua discografia: ‘Licantropi’, ‘Per amarti’ e ‘L’ultima danza’. Brani che parlano di amori intensi in mezzo alla rovina dei tempi odierni e di vite avviate verso il tramonto che però ancora si concedono di sognare.

A concludere prima del calare del sipario, ‘La canzone dell’amor perduto’ di Fabrizio De André, che Rondelli fa cantare, incalzante, a tutto il pubblico.

A cosa abbiamo dunque assistito ieri sera alla Fortezza Santa Barbara? Al multiforme spettacolo di un altrettanto complesso artista, profondo e sensibile ma mai intenzionato a farsi prendere troppo sul serio. Aperto col suo pubblico nello scherzo, ma anche nel raccontarsi intimamente. Sguaiato e sboccato, ma sempre con un velo di malinconia a coprire in parte l’ingombrante costume da giullare. Sono in pochi quelli capaci di comunicare così tante cose insieme, e Bobo Rondelli è uno di questi.

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