Venerdì, 22 Luglio 2016 12:44

"Notte di attesa": a Monticchiello torna l'appuntamento con il Teatro Povero

"Notte di attesa": a Monticchiello torna l'appuntamento con il Teatro Povero foto Emiliano Migliorucci

Monticchiello - Da sabato 23 luglio a domenica 14 agosto 2016 andrà in scena sulla Piazza della Commenda il 50° autodramma del Teatro Povero di Monticchiello, "Notte di attesa".

Mezzo secolo, un anniversario che anche il Ministro dei Beni e delle attività culturali e del Turismo, Dario Franceschini ha deciso omaggiare facendo parte del Comitato d’onore di questo cinquantenario importante per la comunità toscana che ne è protagonista. Il Teatro Povero di Monticchiello è fra le più longeve esperienze di teatro di ricerca italiane. Un intero paese della Val d'Orcia, affronta la vita con il Teatro.

Ogni estate va in scena uno spettacolo che è ideato e realizzato dai suoi abitanti, che, riflettendo su loro stessi, diventano specchio di quanto accade a tutti. Il momento dell’incontro col pubblico è il tentativo di creare un senso condiviso delle trasformazioni in corso, delle nuove sfide, riavvolgendo ogni volta quel filo rosso che riporta alle origini culturali, sociali e umane di quest’esperienza.

Tutto iniziò “dal basso”, in un piccolo centro senza un teatro, senza alcun grande regista o esperto a guidare il progetto e accadde mentre nel resto del mondo fervevano esperienze teatrali che dell’abbattimento del confine tra palcoscenico e vita avevano fatto il centro dell’indagine.

Il titolo di quest’anno racconta di una denuncia mai abbandonata, delle crescenti difficoltà per la sopravvivenza laddove il costante riferimento ai “numeri” ha segnato e segna un crescente abbandono del valore “umano” di chi vive realtà considerate insignificanti. Il filo conduttore dello spettacolo numero 50 si snoda e si sviluppa intorno al tema di un “assedio”. Una notte di assedio, circondati da mura pericolanti e instabili, minacciati da oscuri crolli. Una notte insonne, di trepidazione, passata a confrontarsi sul da farsi e provando a rimanere saldi nei pensieri. Ma inevitabilmente aggrediti dal timore, dalla smania e dalla mania, dal bisogno di capire quel che davvero accade fuori e cosa è accaduto un tempo, prima che si arrivasse a questo punto.

Una veglia inquieta, la "Notte di attesa" del Teatro Povero, a cinquant'anni dal primo spettacolo portato in piazza. Il nemico è dentro o è fuori? Chi vive difendendo pur con fatica uno stile di vita più a misura d’uomo o coloro che abitano posti in cui non mancano i servizi ma pensati per massimizzare il profitto invece che il benessere? L’assedio è invece, forse ovunque? Oppure non è mai esistito ed era ed è solo un pretesto per resistere, per darsi uno scopo e un progetto, un motivo per stare assieme? E la paura di disperdersi non nasconde forse anche il desiderio di partire, di vivere e reinventarsi, di incontrare l'altro e l'altrove, la possibilità? E se mai fosse: cosa sarà indispensabile portarsi dietro? A cosa non si vuol rinunciare? Forse solo a quell'antica capacità di sentire la sofferenza, fosse anche muta.

“Assedio” inteso solo apparentemente come assedio tradizionale, con un esercito fuori dalle mura e un popolo dentro le mura poiché il riferimento è alla complicata situazione che stiamo vivendo, all’impossibilità di vedere con chiarezza quello che accade fuori, a valutare gli accadimenti senza timore. Si può anche ritenere, poi, che non ci sia un nemico e quindi nessun assedio e allora la percezione di un pericolo imminente trasforma la narrazione in visione dove la paura diventa l’unica entità da combattere. Per scoprire che ieri come oggi l'unica vera forza è trovare il modo di unirsi, raccogliersi, scontrarsi magari ma uscendo dalla solitudine, col teatro, ad esempio.

E intanto nella piazza di Monticchiello le maestranze del Teatro Povero - che quest'anno vedono la presenza anche dei tre profughi del Gambia, ospiti del paese dal novembre scorso - allestiscono ogni estate quella che è una macchina teatrale e scenografica assieme, in dialogo con le pietre e le facciate delle case, con gli alti statuari cipressi, le slanciate mura duecentesche della chiesa. Un’atmosfera dalla cui forza materica, prende vita uno spettacolo ora realistico, ora onirico e animato da un coro di voci popolari. La scelta, lo strumento per resistere fu ed è ancora il teatro.

Fino al 31 agosto sarà inoltre visitabile nel borgo la mostra di sculture “Memorie”, a cura di Daniela Capaccioli, artista con cui il Teatro Povero condivide l’indagine sulla memoria, sul rapporto dialettico tra passato e presente. Dal 7 al 9 ottobre 2016, inoltre (luogo e dettagli in via di definizione) è in programma un convegno che approfondirà la storia di questa straordinaria esperienza guardando anche al suo futuro. Fra le presenze già confermate Alberto Asor Rosa, intellettuale e studioso di letteratura; gli antropologi Pietro Clemente e Fabio Mugnaini; tra gli studiosi di teatro Marzia Pieri, Andrea Mancini, Gianpiero Giglioni.

Appuntamento tradizionale, prima o dopo lo spettacolo anche quello con la Taverna di Bronzone, lo “storico” ristorante gestito dal Teatro Povero che offre la migliore tradizione culinaria locale, con piatti a chilometro zero tra cui i famosi “pici”, la pasta fatta a mano più conosciuta della Val d’Orcia. La Taverna sarà aperta a pranzo e a cena per tutto il corso delle repliche. Il Teatro Povero di Monticchiello ha il sostegno della Regione Toscana e l'attenzione del Comune di Pienza di cui è frazione.

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