Mercoledì, 08 Novembre 2017 16:38

Prato, “Amore” della Compagnia Simone Sframeli in scena al Fabbricone

Una scena dello spettacolo Una scena dello spettacolo

Prato – Appuntamento al Teatro Fabbricone da giovedì 9 a domenica 12 novembre con “Amore”, spettacolo pluripremiato della Compagnia Scimone Sframeli.

 

La compagnia - una delle poche realmente indipendenti e senza teatri riconosciuti alle spalle, che ha inventato una narrazione surreale e visionaria del presente e dell'io contemporaneo, forte di una rielaborazione in chiave originale delle esperienze letterarie e drammaturgiche che hanno segnato il Novecento, da Beckett a Pinter – fa tappa a Prato con uno spettacolo vincitore dei premi Ubu 2016 “Miglior allestimento scenico” e “Novità o nuovo progetto drammaturgico” e finalista come “Miglior spettacolo dell'anno”.

Lo spettacolo è in programma giovedì e venerdì alle ore 20.45, sabato alle ore 19.30, domenica alle ore 16.30 (prezzi: da 10 a 17 euro, ridotto “last miute” 8,50 euro).

Scritto da Spiro Scimone, “Amore” vede in scena quattro personaggi: una coppia di vecchietti (lo stesso Spiro Scimone e Giulia Weber, una novità perché, anche se l’elemento femminile è sempre centrale in tutti i lavori precedenti, questa è la prima volta che si vede in scena un’attrice) che, tra pannoloni da cambiare, creme da spalmare e dentiere da lavare, con ironia e amari motivi comici, si accudiscono ancora teneramente, dopo anni di convivenza; e una coppia omosessuale, il comandante (Francesco Sframeli) e il pompiere (Gianluca Cesale) che, dopo decenni di amore clandestino, di incontri segreti e mai soddisfacenti, si sono stancati di nascondersi e allora si baciano, si abbracciano, fino a giungere insieme sulla soglia del silenzio.

Quattro figure che non hanno nome e si muovono tra le tombe di un cimitero, in un tempo sospeso dove la vecchiaia è una condizione rovesciata della vita, dove tutto si fa ricordo e la partita si gioca tra le occasioni mancate e l’estrema possibilità di soddisfare il proprio desiderio. «Queste due coppie sono vicine alla morte, ma con leggerezza infantile parlano di quello che hanno provato da giovani e di ciò che forse non è ancora perduto – spiega Spiro Scimone».

Entrambe le coppie si abbandonano ai ricordi, creando un universo parallelo abitato da memorie, rimpianti e occasioni perse “quando eravamo giovani”, giocose affettuosità, dimenticanze e amari sorrisi, con dialoghi quotidiani e surreali, ritmi serrati che intercettano relazioni, attenzioni e richieste fisiche che celano necessità sul limite tra la verità e la tragedia del quotidiano. L’intimità è scandita al ritmo di parole ripetute e ossessive che delineano dettagli di familiarità domestica, ormai trasfigurati dalla nebbia della vecchiaia.

Il tema che si dispiega fino a scendere negli angoli più nascosti, teneri, patetici e tragicomici dell’umano è la poeticissima consapevolezza del limite, ovvero del corpo e della morte: l'Amore allora è una condizione estrema e, forse, eterna.

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