Sabato, 11 Novembre 2017 16:24

“Il controllore”: terzo capitolo della corsa de “Gli Omini” nel Progetto T

Una scena dello spettacolo (foto di Stefano Di Cecio) Una scena dello spettacolo (foto di Stefano Di Cecio)

di Stefano Di Cecio

Pistoia - Con questo spettacolo, dopo “Ci scusiamo per il disagio” e “La corsa speciale”, il Progetto T della compagnia Gli Omini arriva al capolinea.

La scenografia è una sintesi dei “luoghi non luoghi” quali sono stati finora la stazione ferroviaria, le sale d’aspetto, i marciapiedi percorsi dalla linea gialla e i vagoni. Un tutt’uno in cui si muovono le storie umili, disperate, a tratti comiche e grottesche, senza meta, dei passeggeri in viaggio e quelle dei controllori, pubblici ufficiali chiamati a dirimerle, a soccorrerle, anche ad ascoltarle loro malgrado o a parteciparvi con complicità.

La richiesta del titolo di viaggio, o biglietto, non è solo un adempimento formale, è l’incipit di una storia che si aggiunge ad altre storie e interagisce con esse.

E’ un lungo lavoro quello fatto nelle stazioni e sui treni da Francesco Rotelli, Giulia Zacchini, Francesca Sarteanesi e Luca Zacchini. Mesi di osservazione e registrazione dei vari aspetti di una vita umana “minore”, che non lascerà traccia nei libri di storia, ma che vibra, pulsa e ambisce a vivere pienamente sempre alla ricerca di quel “tassello mancante” che possa completarne la dignità.

Un sacco di colore blu, all’inizio dello spettacolo, ingombra i binari, non ci è dato sapere cosa contenga però esiste, è una cosa tangibile, concreta che prima di sparire nel nulla crea però difficoltà, disagio.

Si alternano poi sul palco diversi personaggi. Un capelluto che tiene sempre una lattina di birra in mano, un pragmatico cieco che con i suoi pensieri rimane sempre coi piedi ben piantati per terra, uno psicolabile che a forza di tirare cocaina si è bruciato il cervello e le narici, e molte altre vite sospese che si scambiano con quelle dei tre controllori.

Questi ultimi hanno a volte tratti umani, altre volte no, uno in particolare ha un atteggiamento militare, insofferente verso gli altri, verso i loro odori, il loro modo di vivere e li rinchiude in una sola definizione, “schifo”.

Non c’è paura o rassegnazione, talvolta rabbia, ma quello che prevale per ognuno è il desiderio di riuscire a risolvere i propri problemi, piccoli o grandi che siano, e arrotondare le spigolosità della propria vita.

Fra i personaggi c’è anche una donna che il marito non vuole che torni a casa. E’ vestita con un una sorta di giacca a vento dello stesso colore del sacco trovato sui binari all’inizio dello spettacolo. Guarda gli spettatori attraverso il finestrino del treno, sarà lei a chiudere il cerchio di questo girone di anime perse?

Gli Omini con questo nuovo spettacolo mostrano una raggiunta maturità del lavoro che stanno svolgendo da anni. Il controllore, colui che controlla, ovvero l’osservatore, si mescola agli osservati, diventano una cosa sola, una vita sola, in cui i sogni si sono momentaneamente assentati e invece di vederla dall’alto come un grande prato verde, l’erba si osserva dalla parte delle radici.

Lo spettacolo, a cura dell’associazione Teatrale Pistoiese e dell’Emilia Romagna Teatro, si replica domenica 12 novembre alle 21 al Piccolo Teatro Mauro Bolognini.

 

 

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