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Venerdì, 23 Ottobre 2020 17:52

La stagione teatrale pistoiese si apre con “Scannasurice”

Una scena dello spettacolo (foto di Andrea Falasconi) Una scena dello spettacolo (foto di Andrea Falasconi)

Pistoia - Il ricco cartellone della Stagione Autunno – Pistoia 2020 apre con il primo spettacolo martedì 27 ottobre (ore 21) al Teatro Bolognini.

In scena “Scannasurice”, prodotto da Elledieffe e Teatro Elicantropo, bellissimo testo che nel 1982 segnò il debutto di Enzo Moscato come autore e interprete. Nel 2015 è stato messo in scena da Carlo Cerciello che ne ha affidato l’interpretazione ad una straordinaria Imma Villa (Premio Le Maschere del Teatro Italiano 2017 come Migliore Interprete di Monologo). Tra i vari riconoscimenti, lo spettacolo si è aggiudicato il Premio della Critica (A.N.C.T) e il Premio Annibale Ruccello nel 2015.

Ambientato dopo il terremoto del 1980 a Napoli, Scannasurice è una sorta di discesa agli 'inferi', di un personaggio dalla identità androgina, nell’ipogeo napoletano dove abita, all’interno di una stamberga, tra gli elementi più arcani della napoletanità, in compagnia dei topi ̶ metafora dei napoletani stessi ̶ e dei fantasmi delle leggende metropolitane partenopee, dalla Bella ‘mbriana al Munaciello, tra spazzatura e oggetti simbolo della sua condizione, alla ricerca di un’identità smarrita dentro le macerie della storia e della sua quotidianità terremotata, fisicamente e metafisicamente. Il personaggio fa la vita, 'batte'. I femminielli di Enzo Moscato sono creature senza identità, quasi mitologiche. Oltre l’identità sessuale, sono quasi magiche. Per questo ne è interprete un’attrice che del personaggio esalta l’ambiguità e l’eccesso.

In un dialetto lirico e suggestivo, la creatura a metà tra l’osceno e il sublime distilla imprecazioni esilaranti, filastrocche popolari e antiche memorie in un’alternanza di ritmi e di sonorità rendendo un testo ed uno spettacolo propriamente caratterizzato dalla parola profondamente affascinante. Cerciello coniuga qui i due finali scritti da Moscato in due momenti successivi: il primo nel 1982, il secondo, su impulso di Annibale Ruccello che ne fece la regia due anni dopo. Di una morte simbolica comunque si tratta, nel segno di un pessimismo che lascia poche vie di fuga.

 

 

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